Il Parco Archeologico di Ercolano è di nuovo al centro dell’attenzione mondiale per una eccezionale scoperta avvenuta recentemente ad opera di un team di ricercatori guidati da Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’Università Federico II di Napoli.

Frammento vetrificato del cervello (ph. Petrone 2020)

All’interno del cranio di una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. è stato rinvenuto del materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. La vetrificazione del cervello è un fenomeno molto raro in archeologia, soprattutto se causato da un’eruzione vulcanica, ed è questo il primo caso in assoluto che rende eccezionale la scoperta. Per dare una spiegazione al fenomeno, gli studiosi ipotizzano che il fortissimo calore sviluppato dalle ceneri bollenti abbia bruciato i grassi e i tessuti corporei della vittima innescando il processo di vetrificazione della materia cerebrale.

L’individuo in questione era già noto ai ricercatori perché il suo scheletro era stato rinvenuto negli anni ’60, durante gli scavi condotti dall’allora Soprintendente Amedeo Maiuri, e dovrebbe trattarsi del custode del Collegio degli Augustali poiché i suoi resti carbonizzati sono stati rinvenuti nel suo letto ligneo, proprio all’interno del Collegio.

Hanno preso parte a questa ricerca – oltre al professor Petrone – anche il direttore del Parco Francesco Sirano, il professor Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il professor Massimo Niola dell’Università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell’Università di Cambridge. I risultati di questi studi sono stati pubblicati sulla nota rivista medica internazionale New England Journal of Medicine. Ed è proprio il direttore Sirano a fornire ulteriori precisazioni: “Stiamo lavorando sul DNA degenerato che ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia“.

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