Il MANN inaugura la mostra “Navigando verso Aenaria. Dieci anni di archeologia subacquea”

0
209

Il 10 marzo il Museo Archeologico di Napoli ha inaugurato la mostra “Navigando verso Aenaria. Dieci anni di archeologia subacquea”, curata dall’archeologa subacquea Alessandra Benini, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Napoli. L’esposizione fotografica, collocata negli spazi della stazione Neapolis, narra gli ultimi dieci anni di scavo nel porto romano dell’Isola Verde (Ischia) condotte dalla Marina di Sant’Anna srl e dalla società M.Edu.S.A.

Credits: MANN

L’indagine nell’area localizzata tra il castello Aragonese e gli scogli di Sant’Anna, iniziata nel 2011, ha attualmente portato alla luce oggetti che servivano per le vele delle imbarcazioni (bitte, borchie, chiodi e anelli), un ceppo in piombo per un’ancora romana, materiale ceramico, fregi architettonici, lingotti e scarti di lavorazione del piombo e un tratto murario di circa 20 m con la presenza di un relitto e due ville marittime. I reperti sono in attesa di essere esposti nel futuro spazio espositivo del Museo Aenaria della Torre Guevara di Michelangelo

Credits: MANN

L’antica Aenaria (aenum – metallo), fondata nel IV sec. a.C., scompare tra il 130 e il 150 d.C. a causa di un’eruzione vulcanica o di un terremoto che l’ha sommersa. Centro metallurgico e di lavorazione dell’argilla, oggi si trova a circa 9 m di profondità. La scoperta del sito è del 1972 ad opera dei subacquei Pierino Boffelli e Rosario D’Ambra che portarono alla luce un pezzo di minerale di galena, dal quale si estrae il piombo, di circa 36 kg.

La mostra fotografica è aperta al pubblico fino al 10 aprile 2022.

 

GALLERY:

Veduta della Baia di Carta Romana, ph. www.ischia.it
https://www.ischia.it/aenaria-la-citta-sommersa
credits Aenaria Marina di Sant’Anna https://www.ischia.it/aenaria-la-citta-sommersa
credits Aenaria Marina di Sant’Anna https://www.ischia.it/aenaria-la-citta-sommersa
credits Aenaria Marina di Sant’Anna https://www.ischia.it/aenaria-la-citta-sommersa
credits Aenaria Marina di Sant’Anna https://www.ischia.it/aenaria-la-citta-sommersa

 

 

Advertisement
Articolo precedenteEgitto: novità dal Tempio di Sobek.
Prossimo articoloAida, figlia di due mondi. Al Museo Egizio una mostra sulle origini e vicende di un grande capolavoro verdiano

Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here