Ushabty di Pa-di-ni-udjit, figlio di Setcher-ir-dis

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Questo tipo di ushabty è definito “saitico” perché presenta una serie di elementi iconografici e caratteristiche tecniche ben precise e ben identificabili, riconducibili all’epoca Saitica (XXVI dinastia) che perdureranno, pur con qualche evoluzione stilistica, fino al periodo tolemaico.

La caratteristica che più li accomuna è probabilmente la tecnica con cui sono stati realizzati, cioè a stampo. Nella collezione egizia del Museo Archeologico di Napoli, oggetto di questi articoli, è custodita una serie di cinque ushabty realizzati proprio con il medesimo stampo e nel caso del Prete sema, Hapy-men, vi sono due ushabty che condividono lo stesso stampo, uno nel Museo di Napoli e l’altro nel Museo Nazionale delle Antichità di Leiden.

Gli ushabty di tipo saitico indossano una parrucca tripartita a volte liscia, oppure con i capelli a rilievo o incisi, che lascia scoperte le orecchie. Le braccia sono incrociate sul petto e le mani impugnano attrezzi da lavoro: nella mano sinistra una piccozza e nella la destra una zappa mer, oltre una cordicella a rilievo che regge un sacco dietro la spalla sinistra.

La statuetta poggia su un parallelepipedo di forma approssimativa ed è provvista di un pilastro dorsale per tutta la sua altezza, dove sono incisi sempre ad incavo dei geroglifici.

Il reperto in foto, appartenuto a Pa-di-ni-udjit, figlio di Setcher-ir-dis, ha tutte queste caratteristiche e reca due colonne di geroglifici che riportano una sintesi del capitolo VI del libro dei morti: “Se sarà reclutato Pa-di-ni-udjit, figlio di Setcher-ir-dis, per fare ogni lavoro nell’aldilà, ‘eccomi’ tu dirai.

La realizzazione di questi reperti è molto curata. Il viso è ben modellato con occhi, naso e bocca in basso rilievo e la resa dei dettagli è notevole, come l’intreccio della corda che regge il sacco sulla spalla sinistra e – talvolta – il breve tratto di corda posto tra i due elementi che compongono la zappa mer.

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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