Il 16 febbraio 1923 è una data importante nella storia della scoperta della tomba di Tutankhamon: in quel giorno infatti, Howard Carter ruppe la porta murata che occultava la camera sepolcrale dove erano custoditi i sacrari dorati, i sarcofagi e la mummia di Tutankhamon.

Alla cerimonia di apertura erano presenti una ventina di persone circa fra cui Lady Evelyn Herbert, il solimano Abd el Halim Pascià (ministro dei lavori pubblici), Pierre Lacau (direttore generale del Servizio di antichità), il prof. Breasted, Alan Gardiner, e altri ancora.

Nel primo pomeriggio il gruppo entrò nella tomba e prese posto nell’anticamera già completamente sgomberata ad eccezione delle due statue poste a sentinella della porta murata, che erano però state coperte con un tavolato per evitare che subissero danni.

Lo stato d’animo di Carter era un miscuglio di eccitazione per il mistero che si sarebbe svelato da lì a poco e la consapevolezza che l’apertura della porta murata avrebbe posto fine al riposo indisturbato del re.

Per questioni di sicurezza, l’archeologo aveva deciso di iniziare a rompere la parte alta procedendo poi verso il basso, e dopo una decina di minuti di lavoro il foro era sufficientemente ampio per potervi guardare all’interno e fu in quel momento che la torcia elettrica rivelò a Carter il sacrario dorato più esterno che ad un primo sguardo fu considerato come un “muro d’oro”. Le pietre erano di forma irregolare e di varie dimensioni e la loro rimozione fu un lavoro particolarmente difficile che tenne Carter e i suoi collaboratori col fiato sospeso per circa due ore, il tempo necessario per sgomberare quasi completamente l’accesso alla camera sepolcrale: bisognava rimuovere le pietre con molta attenzione perché la caduta di un solo sasso all’interno della camera sepolcrale avrebbe potuto danneggiare il sacrario.

Carter entrò a fatica nella camera sepolcrale perché il sacrario ne occupava quasi completamente lo spazio interno: solo una sessantina di centimetri fra il “muro d’oro” e la parete di roccia. Percorrendo lo stretto corridoio verso la parete orientale, l’archeologo giunse di fronte alla porta a due battenti del sacrario esterno che era chiusa ma non sigillata. Il dubbio dell’archeologo era se i ladri fossero riusciti ad arrivare fino a quel punto o anche oltre, dato che la porta murata appena demolita presentava una piccola apertura, successivamente richiusa. La risposta arrivò appena i catenacci furono sfilati e i battenti della grande porta furono aperti: apparve la porta di un altro sacrario con i sigilli intatti.

Carter decise di non andare oltre per quel giorno, innanzi tutto perché il dubbio di trovare la sepoltura intatta si era ormai risolto, e poi perché il grande drappo funebre di lino che rivestiva il sacrario interno aveva suscitato in lui la sensazione di essere un intruso, un profanatore.

La porta del grande sacrario fu richiusa e Carter passò ad esaminare l’altra parte della camera. Sul pavimento della parete settentrionale giacevano sette remi magici che sarebbero serviti al sovrano per attraversare le acque del modo ultraterreno. Un’apertura bassa nella porta orientale conduceva ad un’altra camera che conteneva i tesori più belli della tomba: il tabernacolo con il dio Anubi, lo splendido tabernacolo d’oro protetto dalle quattro dee tutelari con al suo interno i vasi canopi, numerosi scrigni e cofani di legno, modellini di navi, e tantissimi altri oggetti. Le casse avevano ancora i sigilli intatti, quindi ogni oggetto in quella camera era ancora nello stesso posto in cui l’avevano deposto i sacerdoti nel giorno della sepoltura.

Terminata questa prima ispezione ad opera di Carter, Carnarvon e Lacau, fu la volta dell’illustre pubblico che aveva atteso impaziente nell’anticamera della tomba. Quando tutti uscirono dalla tomba tre ore dopo esservi entrati, furono pervasi da una strana sensazione che Carter raccontò con queste parole … “la Valle ci sembrò mutata, come se avesse assunto un aspetto più personale.”

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