Ieri mattina, sotto un cielo che prometteva pioggia, ha preso il via un interessante progetto archeologico nel cuore della città di Pisa, il San Sisto Project, a poca distanza da Piazza dei Cavalieri, sede della prestigiosa Scuola Normale Superiore.

Nel fondo della foto è visibile l’inconfondibile facciata del Palazzo della Carovana, sede principale della Scuola normale superiore. Sulla sinistra la facciata laterale della chiesa di San Sisto e il suo campanile.

Nel triennio 2020-2022 il team di ricerca del Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa guidato dal professor Federico Cantini e finanziato con i fondi del Progetto di Eccellenza del Dipartimento, indagherà un’area di grande interesse storico afferente alla chiesa di San Sisto, che non è mai stata oggetto di indagini archeologiche.

L’ampia zona che verrà indagata risulta sgombra da costruzioni a partire almeno dal XVII secolo e questo consentirà agli archeologi di ritrovare sul terreno i segni tangibili dell’evoluzione urbanistica e dei monumenti, partendo dalle prime fasi in cui fu utilizzata per arrivare all’età moderna, coinvolgendo nel progetto di ricerca gli specialisti delle varie discipline archeometriche.

La facciata interna della Chiesa di San Sisto. Sono visibile gli arredi barocco che furono smantellati per ridare alla struttura l’aspetto originale. Di fronte alla facciata una parte dell’area che sarà oggetto di indagine durante lo scavo archeologico.

A portare gli archeologi nel giardino della chiesa di San Sisto non sono state dunque delle evidenti vestigia archeologiche, ma un lavoro di ricerca che ha integrato più fonti e che ha indicato come molto probabile la presenza in quell’area di un centro di potere, la curtis, di età longobarda e carolingia. Tra gli indizi anche il toponimo dove sorgono la chiesa di San Sisto e la vicina chiesa di San Rocco (un tempo dedicata a San Pietro), che almeno dal 1027 vengono indicate come “in Cortevecchia”.

Il mezzo meccanico indispensabile per la pulizia dell’area di scavo e la rimozione degli strati superficiali. Il lavoro viene svolto con molta attenzione, sotto l’attenta supervisione degli archeologi.

Ieri mattina dunque è stato approntato il cantiere e il piccolo escavatore ha iniziato la pulizia dell’area per consentire le prospezioni geofisiche a cura del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, un’ottima occasione per la formazione sul cantiere degli studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

Il mezzo meccanico ha poi iniziato il suo lento e delicato lavoro di rimozione degli strati di terra più superficiali, sotto gli occhi vigili e attenti degli archeologi, cominciando a restituire alcuni oggetti della memoria dell’uomo. Negli strati più superficiali, oltre a reperti ceramici di varia foggia e datazione, si possono rinvenire anche cose buffe e in questo caso il terreno ha restituito un’audiocassetta con inni degli Alpini incisa dal Coro del Monte Grappa e una diapositiva non più leggibile.

Le proiezioni geofisiche effettuate dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa

Il cielo ha poi mantenuto la sua promessa con una pioggia incessante che ha interessato la città di Pisa per l’intero pomeriggio, costringendo gli archeologi a sospendere i lavori e a chiudere il cantiere.

Le premesse sono molto interessanti e il team è intenzionato a sfruttare appieno la concessione triennale per dare risposte alle domande che la ricerca ha suggerito, domande che per gli archeologi diventano obiettivi da raggiungere indicati con chiarezza sul sito dedicato allo scavo (San Sisto Project) e che riproponiamo:

Ricerca:

  • verificare la presenza di resti materiali riferibili alla Corte Vecchia altomedievale;
  • studiare nel dettaglio la storia e le trasformazioni della chiesa di S. Sisto e di quella di S. Pietro;
  • ricostruire le frequentazioni pre-medievali e post-medievali dell’area.

Didattica:

  • creare un cantiere scuola per gli studenti dell’Università di Pisa, che offra un percorso completo di formazione in campo archeologico, dalle lauree triennale e magistrale fino a specializzazione e dottorato di ricerca.

Terza missione:

  • lo scavo archeologico diventerà uno spazio reale e virtuale di conoscenza per la cittadinanza e in generale per chi sarà interessato al progetto. I risultati delle attività di ricerca saranno comunicati attraverso i nostri canali social e con eventi specifici come seminari, workshop etc. Le modalità di visita e gli eventi saranno segnalati nella sezione Eventi e News di questo sito.
L’archeologo impugna la trowel mentre osserva il mezzo meccanico asportare gli strati più superficiali, pronto ad intervenire.

Torneremo a visitare spesso il cantiere e vi terremo aggiornati sugli sviluppi, condividendo sui nostri social anche le notizie che il team inserirà sul sito dedicato allo scavo.

In seguito pubblicheremo articoli per contestualizzare l’area di scavo e per raccontarvi le storie avvincenti di questi luoghi, legate ed intrecciate al Mediterraneo e al suo essere strada, collegamento, portatore di merci, genti, idee e culture diverse.

Buon lavoro a tutto il team e a presto!

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