La stele di Paser

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Risalente al regno di Ramesse VI, i cui cartigli compaiono a più riprese nel testo, questa famosa e curiosa stele ci è giunta purtroppo frammentaria. È stata trovata dal Belzoni a Karnak nel 1817; benché non sia ben chiaro dove – le informazioni lasciateci dallo scopritore sono tutt’altro che precise -, con molta probabilità la scoperta è avvenuta nel recinto di Mut. In possesso per breve tempo di Henry Salt, allora Console Generale in Egitto, e “datore di lavoro” del Belzoni, nel 1820-1821 la stele fu venduta al British Museum. In calcare, essa sopravvive in due frammenti, per un totale di 1.10m in altezza e 0.83m in larghezza. Risulta suddivisa, mediante linee verticali e orizzontali, in una griglia costituita da tante piccole cellette quadrate di circa 12 mm di lato: nel senso dell’altezza si hanno 80 caselle, mentre in larghezza ne restano al massimo 67. Ogni cella è occupata o da un solo segno o da più segni: preposizioni, gruppi di lettere, determinativi, suffissi … Le ridotte dimensioni fanno sì che l’identificazione dei segni danneggiati sia spesso difficile. Il testo, redatto prevalentemente in medio egiziano, ma con influssi di neo-egiziano1, si presenta come una sequenza di frasi più o meno brevi, che nel loro insieme, estremamente frammentario, sono state pensate per costituire un inno alla dea Mut, che può essere letto, da destra a sinistra, sia per righe orizzontali che per linee verticali, il testo orizzontale essendo diverso da quello verticale (poiché non esistono caselle inutilizzate, la definizione “parole quadrate” è preferibile a quella, più comune, di “parole crociate” o “cruciverba”).

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