A poco più di 10 giorni dal ritrovamento della Basilica di Vitruvio – che ricordiamo essere l’unica opera realizzata dal celebre architetto romano autore del De Architectura, l’unico trattato latino del suo genere pervenutoci intatto e ancora oggi fondamento teorico dell’architettura occidentale, della cui scoperta abbiamo parlato qui – la città di Fano è in grande fermento.
Si sta già pensando alla valorizzazione di questi resti e sono già state formulate diverse proposte con il coinvolgimento del Centro Studi Vitruviani. Tra queste segnaliamo:
- La creazione di un parco archeologico e la musealizzazione dell’area: trasformare piazza Andrea Costa per integrare i resti, con l’obiettivo di creare un percorso museale che mostri le imponenti strutture, incluse colonne antiche, in situ.
- Valorizzazione Scientifica – Il Centro Studi Vitruviani guiderà le ricerche per confermare la piena estensione del sito e indagare le aree limitrofe, inclusi i possibili resti del Tempio di Giove Capitolino.
- La Regione Marche e il Comune di Fano stanno lavorando a una proposta di legge per la tutela e la gestione del sito, integrando i fondi PNRR già stanziati.
- Candidatura UNESCO – L’obiettivo é inserire Fano nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, riconoscendo il valore unico della Basilica della Colonia Iulia Fanestris.
- Progetto “Monumento nel Monumento”: l’utilizzo di tecnologie innovative per rendere fruibile il “monumento nel monumento”. Esperti propongono soluzioni espositive per far convivere la città moderna con i resti, valorizzando l’architettura classica.

È proprio su questo ultimo punto che vogliamo soffermare la nostra attenzione.
Quelle rovine, che per cinquecento anni hanno solleticato la mente di storici e teorici dell’architettura, sono diventate all’improvviso il terreno fertile per nuove visioni. Tra le ipotesi più suggestive torna la soluzione ormai familiare della ricostruzione in rete metallica, avanzata dal professor Paolo Clini ordinario di disegno dell’Università Politecnica delle Marche, che ha indicato un possibile intervento firmato da Renzo Piano, guardando come modello la Basilica Paleocristiana di Siponto e la celebre ricostruzione eterea, che sembra quasi un ologramma, di Edoardo Tresoldi.

Come abbiamo meticolosamente spiegato nel nostro articolo, a Clini va riconosciuto il merito di aver studiato la basilica vitruviana per trent’anni e di averne intuito con largo anticipo la collocazione.
Se questa proposta da una parte ha accolto consensi, ha suscitato anche grande perplessità, soprattutto tra gli esperti in restauro e valorizzazione. L’idea di “completare” — anche se in modo leggero e rimovibile — ciò che il tempo ci ha restituito, è davvero la migliore? Quale beneficio reale può nascere da una sovrastruttura contemporanea che si sovrapponga ai resti antichi? Il modello elaborato dal professore con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, diffuso sui social e rilanciato dalla stampa locale, sempre secondo gli esperti, mette più in risalto un volume evanescente e scenografico che la solennità della grande basilica della Fanum Fortunae romana: un’immagine affascinante, forse, ma che sembra sovrapporsi alle rovine più che dialogare con esse, rischiando di parlare più del nostro presente che della storia che dice di voler raccontare.














