Dopo due anni di lavoro, Il 14 dicembre dello scorso anno è stata inaugurata la nuova sala espositiva al Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia. Un’esposizione innovativa e originale che, per la prima volta nel panorama museale italiano, rende protagonista la ricerca scientifica, portando alla luce una collezione di mummie egizie custodita per anni nei magazzini del museo.

Ph: Studio Arquati

Quando si giunge al momento della progettazione di una esposizione, dopo aver studiato i reperti che in essa andranno a collocarsi, ci si trova davanti come ad un foglio bianco.

Ed il senso di smarrimento è simile a quello di un poeta romantico davanti alla vastità del creato. Tale sensazione credo nasca dal considerare che la civiltà egizia è privilegiata rispetto ad altre culture, non meno interessanti e spettacolari, in quanto sorta in un paese che gode di condizioni favorevoli alla conservazione, restituendo documenti e reperti, che altrove sono andati distrutti. A questo si uniscono le eccellenze del sapere, che spesso lasciano i più attoniti perché le loro tappe del percorso di evoluzione non sono palesemente manifeste, e spesso solo l’archeologo o lo studioso possono riconoscere nella forma di un vaso o nella tecnica di realizzazione di uno strumento o di una struttura le abilità degli artigiani, la progettazione, il percorso di formazione, gli scambi commerciali ed i contatti culturali, che si celano dietro di loro.

Inoltre il panorama culturale ha visto negli anni numerose mostre dedicate all’antico Egitto, a volte anche molto generiche o con temi “classici” che si avvalse del grande fascino che la terra del Nilo suscita, indipendentemente dall’argomento trattato, per la bellezza dei reperti e la suggestione che essi suscitano in ognuno di noi.

Ph: Studio Arquati

Dallo smarrimento si passa però all’entusiasmo quando, difronte a quel foglio bianco sul quale si deve disegnare un’esposizione, c’è la passione di un team che ha lavorato insieme su quei reperti che andranno esposti e che ora freme dal desiderio di condividere quanto è stato scoperto su di loro, traducendo gli innumerevoli messaggi che i reperti trasmettono in un linguaggio comprensibile a tutti, in un piacere fruibile e condivisibile.

Per il curatore scientifico è quasi una sfida. Quando poi, quasi all’improvviso, si trova il file rouge che creerà il percorso che i visitatori seguiranno, ecco che  l’esposizione diventa quasi una magia, una traduzione magica che scioglie il sapere scientifico e specialistico in un linguaggio semplice e crea una nuova storia.

La nostra mostra guarda al passato, ma è figlia del presente, come si intuisce dal titolo. E questo si apprende fin dall’ingresso dove la porta è costituita da una gigantesca TC, il primo e principale strumento di indagine, attraverso il quale i visitatori passano per poi trovarsi davanti all’immagine di grandi dimensioni di una antica Camera delle Meraviglie, che sfonda la parete aprendo una prospettiva sul passato, quando collezioni provenienti da paesi lontani, ma anche di tesori locali erano esposte per ricreare in una stanza l’intero mondo.

Le Wunderkammern che dalla fine del Cinquecento al Settecento caratterizzano il panorama europeo cercano infatti di contenere tutto il sapere attraverso oggetti di varia natura, ma tutti caratterizzati dall’idea di straordinarietà, non divisi per tipologie vere e proprie, a cui siamo abituati noi moderni fruitori di musei. Cosi in vetrine, cassetti, alle pareti e sul soffitto trovavano spazio piante rare, esotiche, animali impagliati, reperti archeologici, fossili, libri antichi, stampe, maschere, elementi etnici, animali deformi, rocce o pietre rare, zanne di elefante, rami di corallo,  quadri, cammei, filigrane, collane di perle ….ma anche falsi creati per rendere tangibili mostri e draghi. Erano appannaggio di principi, re, nobili e studiosi, ma anche del clero e dei monasteri. Mirabilia quindi che si classificavano in categorie quali Artificialia, come la famosa Tazza Farnese, Scientifica, come il cannocchiale, Naturalia, Exotica, Curiosa, come il demonio automa della collezione di Manfredo Settala, XVII sec., oggi al Castello Sforzesco, di Milano.

Oggi le Camere delle Meraviglie sono scomparse nei nostri musei e delle più note come quelle di Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612), di Federico Augusto il Forte, principe elettore e re di Polonia (1670-1733), di cui esiste ancora la Grünes Gewölbe (“Volta verde”) a Dresda, di Anna Maria Luisa de’ Medici (1667-1743), la Camera dell’arte e delle curiosità di Ferdinando II d’Asburgo, serbiamo cataloghi e possiamo ricercare gli oggetti nei grandi musei, quali ad esempio i Musei Capitolini (1734), il British Museum di Londra (1753), il Musée Rivoluzionaire du Louvre a Parigi (1793), l’Istituto delle Scienze (1714) ed i Musei Universitari a Bologna (1742-1743). Ed in qualche caso possiamo godere di una ricostruzione come nel  Museo di Storia Naturale di Pisa dove vi è la ricostruzione completa di una Wunderkammern.  A volte però anche i musei più piccoli, quelli locali conservano memoria di questo tipo di collezionismo e a volte si scoprono collezioni perdute nei magazzini dei musei, come accaduto a noi.

Ph: Studio Arquati

La collezione di mummie del Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia fu ritrovata nel 1996 dal dott. Paolo Schirolli, allora giovane conservatore, durante il lavoro di inventariazione e catalogazione di tutti i reperti relativi alle Scienze della Terra. Le mummie, donate al Comune tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento da privati (tra cui l’Avv. Achille Cortesi e la sua famiglia e la «Sig.ra E. Reiss vedova Guglielmo Reiss, Consigliere di Governo, Villeggiante alla Villa Leone di Salò») e. La donazione da collezioni private anziché il recupero da scavi non permette di conoscere il luogo di provenienza esatto dei reperti in Egitto.

27 reperti organici, zoologici e antropologici compongono una piccola ma preziosa collezione. Tredici mummie di animali: sette gatti, due coccodrilli, due falchi, un serpente e una pseudomummia simile ad una di cane; un involto con fibre vegetali; tre teste umane e dieci frammenti di mummie umane di cui tre mani, tre piedi, una tibia-fibula, un frammento di bende e due pacchetti di frammenti ossei e dita.

In seguito al ritrovamento, furono schedate e sottoposte a restauro nel 2003/2004 e nel 2012 sono entrate in un progetto di ricerca del Mummy Project, in collaborazione con Paolo Schirolli, Direttore del Museo. finalizzato allo studio e all’esposizione.

L’esposizione era quindi il punto di arrivo di un sofisticato progetto di ricerca, ma è poi anche diventata il punto di partenza per il rilancio di una struttura museale di grande valore, ma un po’ in ombra negli ultimi anni.  Sia il progetto di ricerca che ne è alla base che l’allestimento della nuova sala mussale sono stati possibili grazie all’impegno del Comune di Brescia, del Mummy Project, ma anche di e di una cordata di sponsors, quali GP Batteries, Enzo Omodei Srl, Industria Colori, Morreale S.n.c., Gemini Rx di Travagliato, ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano.

Le mummie sono quindi sono state sottoposte a TC presso la Gemini RX di Travagliato, diretta dal dr. Valentino Rubetti, e presso il Fatebenefratelli di Milano, con il Prof. Luca Bernardo, il dr. Giancarlo Oliva e la dott.ssa Micaela Cellina. Per alcune di esse sono state effettuate analisi molecolari.

Sono proprio queste indagini svolte dall’équipe multidisciplinare del Mummy Project e le informazioni che esse restituiscono a rappresentare la nostra moderna Camera delle Meraviglie: strumenti di indagine, quali TC, analisi chimiche, fisiche, mediche ed antropologiche, coordinate da un rigoroso protocollo permettono di inserire correttamente i reperti nel panorama storico, culturale da cui provengono e di avere una visione a 360 gradi che li rende più leggibili ai visitatori. Emergono anche le diverse scienze coinvolte nello studio ed il lavoro svolto dai ricercatori dell’équipe multidisciplinare. E questa può essere un’occasione per conoscere da vicino le professionalità coinvolte e magari per trovare ispirazione per i più giovani per il loro futuro.

I reperti recuperano pienamente la loro identità ed il rispetto che meritano e che a loro è dovuto, in quanto veri e propri esseri viventi e non solo documenti storico artistici. La visione dell’esposizione, condivisa con la direzione del Museo, si allinea pienamente alla filosofia del Mummy Project, accolta pienamente dal Museo, che vede le  mummie come capsule del tempo, veri e propri musei biologici, un dono per antropologi ed egittologi. Come abbiamo più volte scritto nelle pubblicazioni, le mummie sono persone, testimoni silenziosi solo all’apparenza di un tempo lontano e custodi di numerosissime e preziose informazioni. Esse, grazie alle analisi a cui sono sottoposte, raccontano un mondo vero e tangibile, dove si affrontano problemi sociali, politici ed economici: la vita quotidiana di persone, che si rivela a volte diversa da così perfetta che vediamo raffigurata nei bassorilievi e nelle iscrizioni delle tombe, dei templi, nei testi religiosi e funerari dei papiri, ed ancora diversa da quella dei sovrani che hanno governato il paese.

Ph: Studio Arquati

Il percorso di ricostruzione dell’identità delle mummie passa anche attraverso la ricostruzione del volto di una delle mummie: la testa maschile (inv. n. E 00015), databile alla XXVI dinastia. Sottoposto la mummia a Tomografia Computerizzata e analizzata per stendere il profilo antropologico, si è proceduto a stampare il cranio in 3D con un processo noto come “prototipazione rapida” o “stampa 3D”. Su tale modello sono stati successivamente attaccati, in specifici punti anatomici, trenta marcatori di spessore dei tessuti molli (adatti ad un soggetto maschile di età superiore ai 30 anni), seguendo il Metodo Manchester, per sviluppare una stima ragionevole dell’aspetto del suo volto. La ricostruzione del volto ha ovviamente tenuto in considerazione il profilo antropologico del soggetto: un adulto di età superiore ai 35 anni, al momento della morte, con scheletro facciale abbastanza robusto (con creste sopra-orbitali sviluppate) e con una mandibola con perdita parziale dei denti.

Anche questa applicazione della TC, fa capire la sua importanza e capire perché abbiamo voluto che ad aprire le porte della nostra Camera delle Meraviglie, fosse concretamente la TC, attraverso la quale si entra nella sala espositiva, per far capire che protagonista, prima ancora delle mummie, è la ricerca scientifica con i suoi rigorosi metodi.

Il percorso espositivo procede in una affascinante cornice, dove video, pannelli e immagini accompagnano i visitatori alla scoperta delle mummie.  I video, realizzati da Roberto Poli con il girato dello Studio Alquati, sbendano virtualmente le mummie, facendo una sorta di autopsia, grazie alle immagini 3D della TC (tomografia computerizzata): dagli strati superficiali delle bende, si scende a quelli sottostanti dei tessuti e delle ossa, scoprendo chi e cosa si cela sotto le bende, come sono state mummificate e le diverse tecniche di mummificazione. Tali indagini permettono di passare dal fenomeno irreversibile della morte alla vita, potendo così ammirare l’ambiente in cui sono vissute e delineare la società complessa sviluppatasi lungo le rive del Nilo.

Le numerose mummie di animali permettono di ricostruire il paleoambiente, ma anche di vedere gli Egizi sotto una luce diversa, come persone non diverse da noi. Avevano un grande rispetto dell’ambiente e amavano avere animali domestici in casa, come i gatti. Così nel percorso espositivo si approfondiscono numerosi temi, come il credo religioso, l’adorazione degli animali, l’ambiente nilotico, ma anche la mummiamania. Dalla campagna napoleonica in Egitto (1798-1801) e dalla conseguente pubblicazione della Description de l’Égypte, le mummie sono sempre state al centro dell’attenzione, considerate oggetti curiosi da acquistare, curative così da essere polverizzate per curare dal raffreddore all’impotenza, o per creare colori per le pitture dei Pre-Raffaelliti, sbendate per recuperare oggetti preziosi, bruciate come combustibile, studiate ed indagate con vere e proprie autopsie fino ad arrivare alle ricerche più avanzate con raggi X e TC. Le mummie però hanno influenzato la letteratura ed il cinema, protagoniste anche di fumetti, tra realtà e finzione, fino a diventare vere e proprie icone.

Nel percorso espositivo giocano un ruolo primario le foto che raccontano l’Antico Egitto, scattate da Michele e Daniela dello Studio Alquati e membri del Mummy Project.

Ultima sezione dell’esposizione è dedicata all’apprendimento attraverso la manipolazione. Qui è evidente la volontà di fare del Museo un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, aprendosi a tutti i visitatori, anche con sensibilità e abilità diverse. Per questo, con l’applicazione di nuove tecnologie sono state realizzate copie di reperti da toccare, per emozionare visitatori di ogni età, permettendo quindi un’azione che in museo è quasi sempre vietata o permessa solo in determinate occasioni e con numerosi vincoli. Le repliche si possono e si devono toccare! Anche grazie a questa sezione della nuova esposizione, il Museo è all’avanguardia e si colloca come eccellenza nel panorama museale italiano.

L’esposizione volge al termine e si esce accompagnati dalla corrente del Nilo, che fiancheggia il corridoio d’uscita in un’immagine scattata alla prima cataratta e la montagna di Aswan all’orizzonte, scattata da Paolo Bondielli per questa occasione.

Il catalogo dell’esposizione affronta in maniera esaustiva tutti gli argomenti sviluppati nel percorso espositivo, con saggi di grandi specialisti. Al momento è possibile averlo scrivendo al Mummy Project, affinché vi sia inviato senza costi di spedizione.

Ph: Studio Arquati

Per approfondire:

MUMMY PROJECT

Con sede operativa a Milano, all’Ospedale Fatebenefratelli,  è finalizzato allo studio approfondito dei reperti organici, in particolare mummie umane e di animali attraverso analisi effettuate con le più moderne tecniche di indagine medica ed investigativa, eseguite da un’équipe multidisciplinare, in grado di recuperare tutte le informazioni disponibili e di confrontarle nel panorama scientifico, nel completo rispetto della integrità e della conservazione dei reperti. Restituisce un’identità, il più possibile esaustiva, alle mummie oggetto di indagine, completando il quadro storico e culturale da cui provengono.Collabora con università, musei, fondazioni ed istituzioni culturali. Si occupa dello sviluppo e della realizzazione di progetti non solo di ricerca, ma anche di carattere culturale e divulgativo quali mostre, eventi culturali convegni, conferenze, dibattiti, seminari, proiezioni di documentari, etc.  Promuove la valorizzazione del patrimonio storico, antropologico ed artistico. Ha la suo attivo pubblicazioni scientifiche e divulgative. Al suo interno vi è il Children Lab che si occupa di attività didattico creative per bambini e ragazzi.

Ecco la sua équipe:

Sabina Malgora Co-fondatrice e Direttore del the Mummy Project, Curatore della Collezione Egizia del Castello del Buonconsiglio di Trento, di quella del Museo Archeologico dell’Università di Pavia, Medaglia d’onore del Presidente della Repubblica 2014.

Luca Bernardo, Co-fondatore, Direttore Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’Età Evolutiva,  Pediatria P.O.FBF, Pediatria P.O. e Terapia Intensiva Neonatale P.O. Macedonio Melloni.

Chantal Milani, DMD, MS, Antropologo e Odontologo Forense, Ufficiale Ris.Sel. dell’ Arma dei Carabinieri, attualmente in servizio presso il Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Roma.

Micaela Cellina, Medico Radiologo, ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano.
Jonathan Elias, Direttore dell’Akhmim Mummy Studies Consortium (AMSC Research LLC), Pennsylvania, USA).

Albert Zink, Direttore dell’Istituto per lo Studio delle Mummie-Eurac, Bolzano e Frank Maixner, Ricercatore dello stesso istituto.

Lidija Mcnight, Ricercatrice del KHN Centre for Biomedical Egyptology, University of Manchester, UK

Salima Ikram, Professore di Egittologia, American University in Cairo, Egypt

Wilfried Rosendahl, Direttore del German Mummy Project and Director of Archeology and World Cultures at the Reiss-Engelhorn-Museums in MannheimReiss, Germany

Carter Lupton, Curatore Emerito – Sezione di Archaeologia, Milwaukee Public Museum (USA)

Marco Nicola, Università di Torino, Direttore di ADAMANTIO srl, Torino

Francesca Motta, Archeo-Antropologa, Roma

Maria Belen Daizo, Archeo-Antropologa, Buenos Aires, Argentina

Elena Lancetti, collaboratore tecnico del Mummy Project

Gianluigi Nicola, Direttore della Nicola Restauri, Aramengo, Italy

Roberto Poli, Videomaker di Elexaservice, Biella

Michele Alquati e Daniela Bardelli, fotografi dello Studio Alquati, Milano

Vittoria Oglietti, Publiche Relazioni, Event planner, Smov, Casale Monf.to

Il Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia trae le proprie origini dal Museo di Storia Naturale «G. Ragazzoni» nato nel 1902 all’interno dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Brescia, istituzione fondata nel 1802, in epoca napoleonica, quale erede dello spirito scientifico che animava le accademie bresciane sei-settecentesche.

Le prime collezioni che danno corpo al museo sono proprio quelle naturalistiche (minerali, rocce, fossili, conchiglie, erbari, insetti), che per oltre un secolo si erano andate accumulando nelle sale dell’Ateneo. In particolare l’imponente raccolta di rocce realizzata a partire dalla metà del 1800 dal pioniere della geologia bresciana, il farmacista Giuseppe Ragazzoni, costituita da alcune migliaia di campioni provenienti da tutta la Provincia di Brescia ed aree contermini, unitamente al suo famoso «profilo geognostico del pendio meridionale delle Alpi lombarde», andrà a creare le condizioni per la nascita della prima area espositiva museale pubblica dedicata alle Scienze Naturali a Brescia.

Dopo la seconda guerra mondiale, in seno all’Ateneo viene presa la decisione di donare le collezioni naturalistiche al Comune di Brescia, perché queste possano trovare migliore e più adeguata collocazione, con l’impegno di costituire quel Museo Civico di cui la città non era ancora dotata, pur sentendosene ormai da tempo la necessità. Nei primi anni ’50 del 1900 le collezioni riaprono al pubblico nel Castello di Brescia con sale dedicate alla zoologia, alla geologia e alla preistoria bresciana. Nei primi anni ’80 poi il Museo Civico di Scienze Naturali troverà collocazione in un nuovo edificio appositamente costruito, che ne costituisce la sede attuale. Oltre 200.000 reperti raccolti sul territorio in circa due secoli costituiscono oggi il patrimonio di questo Museo e rappresentano una preziosa banca dati sulla geodiversità e sull’evoluzione recente della biodiversità nella provincia di Brescia.

Museo Civico di Scienze Naturali

Via Ozanam, 4

25128 Brescia

Telefono 030 297 8672

E-mail museo.scienze@comune.brescia.it

Orari di apertura al pubblico e attività sul sito www.comune.brescia.it

DATI MOSTRA:

Ideazione: Sabina Malgora e Paolo Schirolli

Curatela scientifica: Sabina Malgora

Organizzazione: Mummy Project, Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia, Smov di Vittoria Oglietti

Direttore del Museo Civico di Scienze Naturali, Brescia: Paolo Schirolli

Assistente Tecnico del Servizio Museo Civico di Scienze Naturali, Brescia: Mauro Brunetti

Inaugurata il 14.12 del 2018 ha subito avuto un grande riscontro di pubblico e critica, accogliendo ben 2000 visitatori nelle prime 3 settimane di apertura, diventando il punto di di partenza per un rilancio della struttura museale.

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Sabina Malgora

SABINA MALGORA, archeologa, egittologa. Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica 2014. Membro ICOM. Direttore del MUMMY PROJECT di Milano.

Curatrice Egyptian Corner dell’Università di Pavia, Curatrice Collezione Egizia Castello Buonconsiglio di Trento. Combina l’attività accademica e scientifica a quella manageriale. Negli ultimi 10 anni ha coordinato decine di collaboratori. Ha seguito numerosi progetti sempre raggiungendo e talvolta superando gli obiettivi, partecipando all’amministrazione di bilanci, favorendo la raccolta di risorse volte al cofinanziamento dei progetti.  Laureata in lettere classiche con indirizzo archeologico presso l’Università di Bologna, ha conseguito il diploma di “Archeologo” presso la Scuola di Specializzazione della medesima Università. Dottore di Ricerca presso l’Istituto Orientale di Napoli. Membro della missione archeologica Joint Mission nel Sultano d’Oman (1998-2002), sotto la direzione del prof. Maurizio Tosi, paletnologo. Numerosi i progetti di ricerca sviluppati per lo studio di mummie egizie conservate in musei italiani, terminati nella maggior parte dei casi con nuove installazioni museali. Segue l’organizzazione di progetti, eventi culturali, laboratori didattici e mostre.Ha ideato, curato e diretto la mostra “UR SUNU Grandi dottori dell’Antico Egitto”, Casale 2008-9, con 12 musei prestatori tra cui Il Metropolitan Museum di New York ed ha scritto il relativo catalogo.  Ha co-curato la mostra “Egitto Mai Visto”, Trento 2009 –10. Ha ideato e curato la mostra “Il Vino nell’Antico Egitto”, Alba (Cn), 201, pubblicata sul National Geographic. Ideato e diretto la mostra, evento Expo2015, “DiVino. Le antiche terre dell’Egitto e del Monferrato, regni della cultura del vino” Casale M.to 2015, ed i relativi 30 eventi. Ideato e curato la nuova sezione museale del Museo Civico delle Scienze di Brescia “Una moderna Camera delle Meraviglie. Mummie Egizie tra Storia, Scienza e Tecnologia.

Ha pubblicato monografie e articoli su numerose riviste scientifiche, tra cui quelli nella BAR (British Archeological Report). Partecipa a convegni internazionali, facendo anche parte di relativi comitati scientifici. Tiene conferenze su diversi temi legati all’archeologia, seminari di Egittologia, scrive articoli e monografie per riviste. Ha organizzato l’archeo-reportage Anubi Project, durante il rally Pharaons 2009, per SKY. Ha pubblicato un romanzo giallo, basato su studi ed articoli scientifici pubblicati, dove si racconta la storia vera ed il mistero di una mummia e dell’équipe che l’ha studiata. “Il caso Ankhpakhered. I nuovi approcci scientifici del Mummy Project”.  Collabora con le trasmissioni televisive SuperQuark di Piero Angela su Rai 1, Ulisse su Rai 2 e Mistero su Italia 1. Adora la danza classica, moderna e contemporanea, che pratica da quando aveva 5 anni. Fa anche teatro ed occasionalmente presta la sua figura per spettacoli a scopo benefico.

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