Siamo nell’antico Egitto, nella città di Per-Medjed, l’odierna Ossirinco, a circa 160 km a sud del Cairo; qui fervono i preparativi per celebrare un matrimonio, l’unione tra due giovani. Non dobbiamo immaginare una festa in grande stile, nelle Due Terre il matrimonio era un accordo privato e sociale, solitamente monogamico, semplicemente basato sul consenso reciproco; non erano previste cerimonie ufficiali né il coinvolgimento di autorità religiose o civili. Quella che si sta organizzando sarà una festa semplice e privata. La sposa vestirà un abito di lino trasparente, una parrucca decorata da una corona di fiori e indosserà gioielli. Un corteo l’accompagnerà a casa del suo sposo; magari lei conterà impaziente i passi che la divideranno dal suo amore, mentre il suo cuore galopperà da lui, proprio come canta una delle liriche d’amore[1] pervenutaci dal Nuovo Regno, perché quel matrimonio potrebbe anche essere frutto dell’amore, visto che i ragazzi in genere si sceglievano. Prima della festa è stato redatto un contratto di matrimonio. A stipularlo sono stati i rispettivi padri, per proteggere gli interessi dei loro ragazzi, soprattutto della sposa, perché nell’antico Egitto la donna era tutelata e godeva di notevoli diritti, inclusa la gestione del proprio patrimonio, la possibilità di divorziare e di disporre il proprio testamento.
A Chaeremonis e Dionysapollodorus, due sposi del periodo romano entrambi originari di Ossirinco (come pure lo erano i loro genitori) sarà successa più o meno la stessa cosa. Siamo fortunatamente in possesso del loro contratto di matrimonio e, anche se in alcuni punti la traduzione non è sempre chiara, sembra che al momento della sua redazione i due giovani convivessero già “secondo le leggi sulla convivenza e in base ad un accordo precedentemente scritto”. Di certo sappiamo che un giorno del 157–158 d.C. i loro padri si sono incontrati e che il genitore della sposa ha redatto su papiro questo importante documento, vergando in greco le condizioni e l’elenco degli oggetti che sua figlia Chaeremonis avrebbe ricevuto in dote. Una dote che non ha nulla a che fare con ciò che intendiamo ai giorni d’oggi, ovvero doni per lo sposo. Nell’antico Egitto la dote altro non era che l’insieme dei beni che il padre della sposa donava a sua figlia per affrontare la sua nuova vita, beni che la sposa metteva a disposizione della sua nuova famiglia restandone comunque l’esclusiva proprietaria.

Nuovo Regno, XVIII dinastia (1550-1295 a.C. circa). Scoperta a Saqqara, ora al museo egizio di Sharm el-Sheik (ph. Tiziana Giuliani)
E’ strabiliante il contenuto di quel contratto stipulato quasi 2000 anni fa nella capitale del XIX nomo dell’Alto Egitto. Oggi Ossirinco è un sito archeologico famoso per l’enorme collezione di documenti e testi papiracei di epoca greco-romana rinvenuti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in un’antica discarica. Le particolari condizioni climatiche e ambientali della zona, ma soprattutto l’assenza di inondazioni, il clima secco e ventoso, hanno favorito la straordinaria conservazione di questi papiri. I manoscritti rappresentano un tesoro indescrivibile di informazioni. Si tratta di migliaia di documenti pubblici e privati, editti, registri, inventari, atti di compravendita, lettere, contratti di varia natura, opere letterarie… redatti in greco e latino tra il I e il VI secolo. Tra questi figura anche il contratto di matrimonio stipulato per Chaeremonis e Dionysapollodorus (secondo le traduzioni anche Cheremone e Dionisapollodoro o Apollonios).
Ma che cosa avevano disposto i loro genitori per celebrare questa unione?

Oggi noto come P.Oxy. XLIX 3491, il papiro, sebbene frammentario e molto lacunoso, offre uno sguardo concreto sulle pratiche matrimoniali nell’Egitto romano, quando le redini dell’Impero erano tirate Antonino Pio. Infatti, il documento non ci restituisce solo una registrazione formale di nozze, ma è una vera e propria finestra spalancata sulla vita quotidiana di quel periodo, sul diritto familiare, sulle strategie economiche, sulle tutele legali della sposa e sulla sorprendente autonomia giuridica femminile.
Il testo conserva i dettagli della dote fornita dai genitori di Chaeremonis. Tra le righe vengono citati gioielli in oro, argento, un mantello, vesti, una statuetta di Afrodite, vari oggetti per la casa, uno specchio e un cofanetto ligneo per unguenti. Oggetti che non sono semplici beni materiali, ma anche simboli. Ad esempio i gioielli rappresentano sicurezza e prestigio; il mantello allude alla protezione e al decoro; la statuetta di Afrodite un chiaro augurio di armonia coniugale e fertilità; mentre il cofanetto per unguenti e lo specchio parlano di cura, intimità, di attenzione quotidiana.
Oltre agli oggetti personali, nel documento vengono menzionati beni immobili: un cortile e un vigneto destinati alla vita comune della coppia, oltre alla casa familiare e un terreno che la sposa riceverà in eredità dopo la morte dei suoi genitori.
Ma l’aspetto più affascinante di questo contratto risiede nelle disposizioni legali. Il contratto stabilisce infatti clausole molto precise e rigorose: il marito non poteva ipotecare, vendere o trarre profitto da questi beni senza il consenso della moglie, segno di una chiara partecipazione giuridica femminile all’interno del matrimonio. In un mondo antico spesso immaginato come rigidamente patriarcale, questo dettaglio sorprende. Chaeremonis non è una figura passiva: è soggetto giuridico, parte contrattuale attiva. La sua volontà è incorporata nel testo stesso. Da queste righe emerge molto chiaramente che il matrimonio è un accordo, non un semplice trasferimento di tutela.
Inoltre, in caso di separazione senza figli, la dote sarebbe stata immediatamente restituita a Chaeremonis, a salvaguardia del patrimonio familiare. Una clausola che rivela quanto i beni femminili fossero strumenti cruciali per consolidare alleanze familiari e proteggere la stabilità economica della donna.
Conservato oggi dalla Egypt Exploration Society presso la Oxford University, Papyrology Rooms, Art, Archaeology and Ancient World Library (dove, oltre alla maggior parte dei papiri trovati ad Ossirinco, la biblioteca custodisce anche la più grande collezione di papiri antichi al mondo) il contratto di Chaeremonis e Dionysapollodorus, nel presentare gli attori, cita anche i nomi di entrambi i genitori e dei nonni di ciascuna delle parti, evidenziando così anche l’importanza del ruolo del padre e della madre nella contrattazione matrimoniale e nella gestione dettagliata della proprietà immobiliare e dotale.
Questo documento dimostra come il matrimonio fosse non solo un’unione affettiva, ma anche un accordo economico e legale volto a garantire sicurezza, continuità ereditaria e stabilità tra le famiglie coinvolte.
Anche se lacunoso, il papiro P.Oxy. XLIX 3491 ci parla con forza, testimoniando come le donne dell’antico Egitto potevano esercitare concretamente i propri diritti, una prerogativa unica tra le società del passato e purtroppo ancora un sogno lontano per molte donne della nostra era.
Tuttavia, tra le fibre di questo papiro non voglio leggerci solo un contratto, ma anche, e soprattutto, l’inizio di una vita insieme.
Sources: Oxford Papyrology (2022). P.Oxy. XLIX 3491. Marriage Contract. University of Oxford. ; Papyri.info; Egypt Exploration Society.
[1] “L’inizio delle parole della grande gioia del cuore”, Quarta Stanza, Papiro Chester Beatty. Trad. E. Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi 1999, pag. 453. (risale al 1190-1077 ca. – XX dinastia)















