Operazione “Tempio di Hera”

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Crotone: DISARTICOLATA DAI CARABINIERI DEL COMANDO TUTELA PATRIMONIO CULTURALE ORGANIZZAZIONE DEDITA AL TRAFFICO ILLECITO DI REPERTI ARCHEOLOGICI.

Nella mattinata odierna, a conclusione di complessa e articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, militari del Comando Tutela Patrimonio Culturale, coadiuvati dai colleghi del Comando Provinciale di Crotone e dall’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, con l’ausilio di unità cinofile, hanno eseguito i seguenti provvedimenti emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, dott. Michele CIOCIOLA:

  • 12 misure cautelari, di cui 2 custodie cautelari in carcere, 1 degli arresti domiciliari, 4 divieti di dimora nelle province di Crotone e Catanzaro e 5 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria;
  • 47 decreti di perquisizione locale e personale a carico di altrettanti indagati, con contestuale avviso di garanzia.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone e, in particolare, dal Procuratore dott. Giuseppe Capoccia e dal Sostituto dott.ssa Luisiana Di Vittorio, e condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, è stata originata nell’ottobre 2014, a seguito dei numerosi scavi clandestini rilevati in siti archeologici del crotonese. Conclusasi nell’ottobre 2015, ha consentito di identificare i componenti di un ramificato e ben strutturato sodalizio criminale, in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.

Capo Colonna Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1253593

Bersaglio prediletto dei “tombaroli” era il sito archeologico di “Capo Colonna”, uno dei luoghi simbolo della grecità d’occidente; tra i più famosi della Calabria ed uno dei santuari più importanti e meglio conosciuti della Magna Grecia.

Le fasi del traffico illecito, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti, arresti in flagranza di reato e sequestri.

Particolarmente efficace si è dimostrata la gestione dei reperti archeologici trafugati che, attraverso una fitta e collaudata rete di contatti, senza difficoltà venivano immessi sul mercato clandestino, garantendo lauti guadagni.

A capo del sodalizio un settantenne crotonese, molto noto negli ambienti culturali e accademici per aver partecipato, quale relatore, a numerosi consessi e corsi di archeologica, ergendosi a paladino dell’archeologia crotoniate. Competente numismatico, autore di alcuni volumi sulla monetazione “Magno-Greca” calabrese e stimato perito anche in ambienti giudiziari, è emerso dalle indagini, in realtà, quale persona avida e ben addentrata nel vasto mondo della ricerca clandestina di reperti archeologici. Grazie alle sue vaste conoscenze in materia, quale principale promotore del locale traffico illecito, indirizzava le squadre di tombaroli, traendone i frutti del saccheggio, verso le aree del crotonese non ancora indagate dall’archeologia ufficiale, incurante dei metodi di ricerca utilizzati.

Nel corso delle operazioni, a riscontro dell’attività investigativa, sono stati numerosi gli arresti in flagranza di reato effettuati nei confronti dei vari gruppi di tombaroli. I video girati nel corso delle investigazioni restituiscono immagini del sito archeologico di Capo Colonna, aggredito dagli impetuosi colpi di zappa e vanga inferti all’ombra della colonna superstite, con l’esclusivo intento, incurante del danno prodotto, di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodisce.

A capo delle squadre di “tombaroli”, un ventinovenne di Isola di Capo Rizzuto (KR), soprannominato “l’archeologo”, che con scaltrezza e perizia indirizzava, guidava e coordinava i suoi uomini, addestrandoli all’uso di sofisticati e costosi metal-detector, capaci di rilevare la presenza di preziosi monili anche a elevate profondità.

Il principale ricettatore, a livello locale, è un ottantenne di Torretta di Crucoli (KR), anch’egli apparentemente paladino della tutela dei beni archeologici ma, in sostanza, “collezionista” senza scrupoli. La brama di oggetti storici lo ha portato, negli anni, ad accumulare quasi duemila reperti archeologici, che espone nel suo museo privato.

Le indagini hanno fornito elementi tali da ritenere illegittimo il possesso di una così ampia collezione, costituita da beni di notevole interesse storico.

Significativa si è dimostrata la collaborazione con cui la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone ha supportato le indagini relativamente agli aspetti tecnici di competenza.

Sono stati sequestrati numerosi reperti archeologici di notevole interesse storico artistico e di rilevante pregio.

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