LA CAPPELLA DELLA DEA HATHOR NEL TEMPIO DELLA REGINA HATSHEPSUT A DEIR EL-BAHARI
All’esterno la cappella della dea Hathor è preceduta da una sala con colonne hathoriche decorata con bei rilievi parietali ben noti a tutti i turisti.

Fig. 2 – La porta d’ingresso alla cappella di Hathor – Foto dell’autore

La cappella consta di tre parti: un vestibolo con due colonne e due sale in successione: una sala per la barca processionale della dea e infine il santuario.

La cappella di Hathor è chiusa alle visite, ma nel 2016 è stata pubblicata in 3 splendidi volumi da Nathalie Beaux. Grazie alla pubblicazione ora siamo in grado di conoscere i riti religiosi praticati lungo tutta la struttura della cappella e di conoscere come essi sono stati rappresentati nella decorazione.
Purtroppo, i rilievi parietali non sono sempre ben leggibili e interpretabili a una semplice visione. Le immagini della regina Hatshepsut sono state tutte martellate e spesso alcune divinità sono state cancellate e scolpite di nuovo con altre figure divine.
Queste difficoltà sono state superate dalla Beaux che nel testo della pubblicazione ci svela il significato di tutte le rappresentazioni, i loro personaggi divini, i testi che accompagnano le immagini e infine l’interpretazione generale di ogni parte dell’edificio.
Naturalmente l’obiettivo del mio articolo è molto limitato. Mi propongo infatti di dare ai curiosi la possibilità di gettare uno sguardo dentro la cappella. Le tavole della pubblicazione che illustrano la cappella di Hathor sono 67, ma di queste tavole ben 15 mostrano la figura di Senmut, il grande intendente della regina Hatshepsut, inginocchiato in preghiera in tutte le celle della cappella (vedi fig. 12)
Le celle erano chiuse da porte, quindi la figura di Senmut non era visibile da chi transitata sia nel vestibolo che nella sala della barca e nel santuario.
Nell’articolo mostrerò solo 10 tavole e la loro scelta dipende solo dalla leggibilità delle immagini dei vari quadri decorativi. Lo sguardo sarà limitato ma sufficiente a trovare qualche curiosità e a farsi un’idea dei riti che si svolgevano nella cappella.
Il vestibolo reca riti apotropaici di protezione. Il vestibolo deve essere protetto da intrusioni nefaste e il rito di colpire la palla (l’occhio di Seth) serviva allo scopo di allontanare il malocchio.

Fig. 6 – Vestibolo. Uret-Hakau (Grande di Magia), la dea che accorda la vita, nella forma di una leonessa davanti al dio Amon in trono.
Fig. 7 – Vestibolo. La dea Hathor davanti a una immagine scalpellata di Hatshepsut. Sopra questa immagine scorre il nome della regina, Maat-ka-Ra, in scrittura crittografica.
Le altre immagini del vestibolo sono dedicate ad affermare il carattere divino di Hatshepsut e la sua filiazione da Hathor. La regina è presentata in possesso dei suoi poteri regali. L’ureus che porta in fronte riflette la sua dimensione divina e sottende, oltre ad Hathor, anche gli attributi della dea Maat, come spesso si vede nella scrittura crittografica del nome della regina, Maat-ka-Ra (vedi fig. 7)
Nel santuario della barca processionale la dea Hathor-vacca è all’interno di un naos che ha la forma di un pr-wr, la tipica cappella dell’Alto Egitto. Le pareti del santuario mostrano immagini della barca con Hathor-vacca nel naos. La figura martellata di Hatshepsut fa offerte alla barca di Hathor che alla prua ha un occhio ugiat.
Hatshepsut è accompagnata dal figlio Ihi, martellato con la madre nella fig. 8, ma ancora visibile come un bimbo nudo nella fig. 9.

Fig. 9 – Santuario della barca. Questa figura è speculare alla fig. 8. ma la barca processionale è rivolta verso destra. Davanti alla figura martellata della regina si è salvata la figuretta di un bimbo nudo, il figlio di Hathor Ihi.
Una figurina della regina, martellata, era posta sotto il petto della vacca Hathor.
I rilievi parietali sono praticamente identici sulla due pareti contrapposte della sala, ma le immagini della barca sono posizionate in modo da indicare su una parete l’uscita della barca dalla cappella e sull’altra parete il suo successivo ritorno al termine della processione.
Nella parete dietro l’ingresso del santuario sono rappresentati insieme in ginocchio Hatshepsut e Thutmosi che fanno offerte a una statua della vacca Hathor. La regina offre latte e Thutmosi offre vino.

Fig. 11 – Santuario. Immagine speculare alla precedente fig. 10. La regina precede la figura della vacca Hathor munita di una collana Menat, una collana che allude alla nascita. Una figura di Hatshepsut sotto il ventre della vacca si alimenta alle mammelle di Hathor. L’immagine è una replica della fig. 2 e della fig.12, prova che è di estrema importanza il suo significato magico.
L’offerta del latte è sempre associata all’idea di una nascita. In questo modo Hatshepsut conferma il suo stato divin per la diretta filiazione da Hathor. In questi quadri pittorici ci sono altri particolari molto significativi. Sotto il ventre della vacca Hatshepsut in ginocchio si alimenta a una teta della dea e nel contempo un’altra sua immagine è dipinta davanti al petto della vacca munita di una collana menat. Questa immagine corrisponde in pieno a una scultura trovata in una cappella scavata nella montagna di Deir el-Bahari in cui Thutmosi II, sposo della regina, è rappresentato nelle stesse posizioni con il significato complessivo di risorgere dopo la morte.

Una statua trovata in una cappella scavata nella montagna di Deir el-Bahari mostra il re Thutmosi II appoggiato al petto della vacca e colorato in nero per indicarlo come defunto. Ma una sua luminosa figura che si allatta alla tetta di Hathor è promessa di rinascita. Questa scultura è di fatto simile nella forma e nel significato alla rappresentazione del santuario della cappella di Hathor.
Il significato della cappella di Hathor è così sintetizzato nella IV di copertina del volume di N.Beaux: Nella cappella di Hathor la natura femminile della regina permette ad Hatshepsut di annodare dei legami unici con la dea e di realizzare il suo destino funerario in modo eccezionale: se Hatshepsut si colloca sotto la protezione divina di Hathor in una prospettiva faraonica tradizionale, come suo figlio Horus … il detentore legittimo del potere regale, ella appariva pure come la figlia di Hathor. Nutrita del latte vivificante della dea che è essa stessa figlia di Ra, e il suo ureus, la regina si eleva a sua volta ureus solare. Hathor, nello stesso tempo dea e regina, tesse così una completa rete teologica che le consente di diventare sia Horus, figlio di Ra, e disco solare, e Hathor-Maat, ureus sulla fronte di quello stesso disco.
La numerosa serie di immagini di Senmut nella Cappella di Hathor (15 su 67). ci pone qualche curioso problema, tanto più che tali immagini di Senmut in ginocchio si trovano nelle celle nascoste dietro i battenti delle porte delle celle.

La figura di Senmut non compare solo nella cappella di Hathor: essa è diffusa in tutto il tempio di Deir el-Bahari. Un ispettore egiziano che ha lavorato nel tempio mi ha detto che si possono contare tra le 80-90 sue immagini (non ricordo il numero esatto). Impossibile che Hatshepsut non conoscesse l’esistenza di queste immagini di Senmut. Quindi dobbiamo presumere che la regina stessa gli avesse concesso lo straordinario privilegio di assistere di fatto a tutti i riti che si praticavano nel tempio a beneficio della regina e indirettamente anche a Senmut. Che ci fosse un particolare rapporto di Senmut con la regina è provato dalla tomba che Senmut si stava scavando ai margini del tempio. Tutte queste concessioni fanno nascere il sospetto di un rapporto intimo tra Senmut e la regina ma non ci sono prove che lo confermino.

La tomba iniziava fuori dall’area sacra del tempio ma lo scavo in profondità superava questo limite. La tomba TT 353 è lunga circa 90 metri. Verso la metà del suo percorso una stanzetta mostra sculture parietali e preghiere.

Nella stanza finale è rappresentata sul soffitto un’autentica meraviglia, una pianta del cielo stellato nel periodo di regno di Hatshepsut (1479-1457 a.C.)
Uno scavo del genere a pochi passi dal tempio non passava certo inosservato. Quindi si deve concludere che Senmut avesse avuto il permesso di Hatshepsut di costruire la tomba TT 353. Nel primo corridoio di questa tomba è visibile un ritratto di Senmut, forse un autoritratto che, in quanto tale, rivela la sua abilità anche nel disegno.

La carriera di Senmut1
Senmut era di certo un personaggio eminente per cultura e ingegno. Iniziò la sua carriera come militare e partecipò a spedizioni militari con Thutmosi I e poi con Thutmosi II. Quando nacque la figlia di Hatshepst, Neferura, il re lo nominò tutore e precettore della piccola principessa. Questo incarico consentiva a Senmut di avere rapporti di diretti con la regina. Si conoscono 25 statue di Senmut, di cui 9 lo ritraggono mentre avvolge nel suo mantello la principessa Neferura. In quegli anni il suo potere accrebbe enormemente tanto da assumere ben 80 titoli tra i quali vanno citati i più importanti: Tutore e Precettore di Neferura – Grande Intendente del Palazzo – Grande Intendente dei Granai di Amon – Tesoriere del Re del Basso Egitto – Amico Unico – Direttore di tutti gli Uffici Divini – Direttore di Tutti i Lavori del Re – ecc.
È Senmut ad avere progettato e costruito il tempio di Deir el-Bahari. Il soffitto dipinto della sua tomba TT 353 è un capolavoro, la più antica mappa del cielo in cui compaiono le costellazioni dell’emisfero nord e dell’emisfero sud, i calendari (i 12 cerchi dell’anno egizio) e i decani. Forse il significato simbolico di questa mappa è di garantire al suo ba un viaggio sicuro tra le stelle imperiture. Questa mappa celeste, un’opera straordinaria, conferisce a Senmut anche la patente dell’astronomo (vedi fig. 15).
Per meriti personali Senmut è diventato l’uomo più potente del periodo, secondo solo a Hatshepsut. Una figura in cui sono insieme Senmut e la regina mostra che le due silhouette sono delle stesse dimensioni2.
È certo che Hatshepsut ha deciso e potuto cingersi della corona d’Egitto grazie al sostegno di Senmut. Dopo l’anno 16 non si hanno più notizie di Senmut, il suo nome scompare dalla documentazione e nonostante 2 tombe, la TT 353 e la TT 71 a Qurna, il suo corpo non è stato trovato.
Il suo sostegno alla regina non deve essere piaciuto a Thutmosi III che infatti lo condannò alla damnatio memoriae facendo martellare le sue immagini insieme a quelle di Hatshepsut.
Gilberto Modonesi
1) Traggo le notizie su Senmut dal volume di C. Desroches Noblecourt, La regina misteriosa, Ediz. Mondadori, Milano 2002 e dal volume di P. Dorman, The Tombs of Senenmut, Metropolitan Museum of Arts, New York 1991.
2) C. Desroches Noblecourt, 2002, op. cit., pag. 56.















