Mostra a Trieste: l’archeologia subacquea ci svela le profondità remote dell’Adriatico

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Il mare e gli oceani hanno sempre costituito una ricca fonte di dati storici in virtù della miriade di relitti in essi custoditi. L’esplorazione del mar Mediterraneo, ed in particolar modo del mar Adriatico, ha infatti restituito preziosi reperti archeologici a seguito delle ricerche subacquee ivi effettuate: ciò ha consentito di confermare le narrazioni degli eventi storici che ci erano state tramandate nel corso dei millenni, accrescendo le nostre conoscenze del passato.

Tra coloro che hanno indagato la storia della civiltà mediterranea vi è Predrag Matvejevic, colui che  nel suo “Breviario Mediterraneo” descrisse l’Adriatico attraverso una significativa definizione da cui ha avuto origine la denominazione della mostra: “Nel mare dell’intimità” rappresenta una valida esposizione delle maggiori scoperte archeologiche compiute, ricostruendo la storia mediante un migliaio di resti, più di cinquanta esperti e sessanta istituzioni italiane ed estere. Presso il salone degli Incanti di Trieste verranno descritte e rappresentate le peculiarità di questo mare, rete di collegamento per genti provenienti da aree distanti. Imbarcazioni, oggetti comuni, capolavori del passato a lungo sommersi e finalmente recuperati, ci consentono di ricostruire  e rivivere le storie che le hanno caratterizzate.

Organizzata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della regione Friuli Venezia Giulia, la mostra è stato il risultato di una proficua collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il Polo Museale Regionale del Friuli Venezia Giulia, la Federazione Archeologi Subacquei, il Croatian Conservation Institute e l’International Centre for Underwater Archaeology (ICUA).

Un’esposizione che descrive scambi commerciali e culturali, viene arricchita da numerosi prestiti e reperti solitamente conservati in musei dislocati in vari paesi quali l’Italia, la Slovenia, la Croazia e il Montenegro. L’archeologia navale ci narra la vita dei popoli che abitavano le sponde adriatiche, territori ricchi linguisticamente e culturalmente; vicende di gente che ha solcato queste acque sfidandone i momenti di furia, ricercando fortuna e venti propizi.

Affidata alla curatrice Rita Auriemma per Erpac, l’esposizione mira ad esaltare gli obiettivi conseguiti dall’archeologia subacquea italiana affinché non si dimentichi il valore di questa disciplina. In virtù di questo progetto è stato compiuto il restauro del cosiddetto Navarca di Aquileia, solitamente conservato presso il Museo Archeologico Nazionale, e della Iulia Felix il cui scafo è stato ricostruito divenendo prossimamente l’emblema del Museo di Grado.

Il curatore dell’allestimento, Giovanni Panizon, ha creato uno scenario particolare atto a ricreare un fondale sommerso ove esporre le varie tematiche della mostra: lo spazio Adriatico, i porti e gli approdi, le navi, le merci, gli uomini, le attività, le guerre, i luoghi sacri, le migrazioni, la ricerca sotto il mare. “Lo spazio Adriatico” viene ricostruito mediante le raffigurazioni cartografiche che si sono susseguite nel tempo, finalizzate a ricostruire l’evoluzione dell’immaginario nei secoli. “I porti e gli approdi” menzionano cittadine tra le quali Aquileia, Ancona, Ravenna, Brindisi e Trieste, poli da cui accedere alla terraferma nonché collegamenti tra le vie terrene, fluviali e marine che hanno comportato un perenne incrocio di merci, vite e civiltà. “Le navi” testimonia il progresso nelle tecniche costruttive, dalla più antica imbarcazione cucita del mar Mediterraneo alle navi più moderne: galeoni, navi mercantili, vascelli, galee, imbarcazioni ottomane, navi militari appartenenti al Regno Italico, sommergibili.

La sezione è arricchita da navi lapidee, vitree ed raffigurate anche sulle monete. “Le merci” tratta i principali prodotti oggetto di scambio che hanno solcato questo mare; tra essi citiamo vino, olio, cereali, miele, marmo, metalli, minerali, pietre preziose, artigianato di pregio, tessuti e legname. “Gli uomini” descrive gli abitanti delle coste adriatiche, ossia ammiragli, marinai, mercanti, regnanti, proprietari terrieri, corsari e schiavi, le cui vite vengono ricostruite proprio tramite i reperti. “Le attività” illustra tutte le caratteristiche connesse alla pesca, con allevamenti, saline, modalità di pesca e trasporto, conchiglie ornamentali e colori quali la porpora tratta dai murici. “Le guerre” ricostruisce l’Adriatico come luogo di lotta riguardante le questioni religiose e territoriali, i rapporti tra Occidente ed Oriente, i mutamenti politici, gli attacchi pirateschi, le frammentazioni etniche derivanti dalla disgregazione degli imperi bizantino, veneziano, austro-ungarico ed ottomano. “I luoghi sacri” cita i siti di preghiera lungo le coste, punti di riferimento per i naviganti e luoghi di incrocio tra chi accoglie e chi giunge dal mare lasciando omaggi agli dèi. “Le migrazioni” esprime i processi di invasione e fuga, o di pellegrinaggio, viaggiando su trabaccoli, brazzere, galere, caicchi e galeotte, solo per citarne alcuni. Ciò induce ad una riflessione sui processi identitari, nonché sulle idee di appartenenza e di ospitalità. “La ricerca sotto il mare” espone tramite dei video la professione dell’archeologia subacquea, la cui attività sorge dalla passione per l’esplorazione finalizzata a far riemergere preziosi reperti dall’oblio.

Dunque viene descritto il dinamismo delle coste quale indice di una vitale e fiorente attività marinara, caratterizzata da rotte e popoli congiunti da un’identità unitaria a livello comunitario e linguistico. Storie custodite nei fondali marini o lungo le rive costiere vengono riportate alla luce, rievocate da antichi insediamenti e strutture portuali, ma anche da resti privi del contesto originario. Si sono altresì risaliti i fiumi e giunti alle lagune, ricercando celate imbarcazioni e porti ormai inglobati nelle terre emerse.

Nell’Agorà, fulcro della struttura, sono mostrate molteplici sculture tra le quali la copia della celebre Apoxyomenos divenuta simbolo della mostra: si tratta di una statua in bronzo comunemente nota come “l’atleta della Croazia”, ritrovata nel 1999 ad una profondità di quarantacinque metri nelle prossimità dell’isola di Lussino.

Il progetto ha ricevuto il contributo della Fondazione CRTriesta ed il patrocinio di numerosi organismi quali il Ministero beni e attività culturali e turismo (MiBACT), il Ministero della Cultura Croato, il Ministero della Cultura Sloveno, il Ministero del Turismo Croato e Promoturismo Fvg. L’esposizione si configura come un progetto di ricerca, di cui espone gli esiti, risaltando un patrimonio subacqueo su cui è importante riflettere. Interessante il servizio di guida incluso nel biglietto d’ingresso ogni sabato e domenica alle ore 11, inoltre tutte le domeniche alle ore 15 saranno disponibili gratuitamente dei laboratori ludo-didattici per bambini tra i 6 e i 10 anni d’età; ambedue i servizi vengono offerti sino ad esaurimento dei posti a disposizione.

In attesa di poter prender parte alla magnifica mostra, cui sono correlati dei pregevoli eventi culturali, ricordiamo la preziosità del nostro mare terminando la trattazione con le parole di Predrag Matvejevic: “Il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”.

Giorni e orario di apertura: Dal 17 dicembre 2017 all’ 1 maggio 2018. Dal martedì al venerdì ore 9:00 – 17:00; sabato, domenica e festivi ore 10:00 – 19:00; lunedì chiusura.

Credits foto: www.nelmaredellintimita.it/

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

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