Nell’area archeologica di Qurna, West Bank di Luqsor, le sabbie hanno restituito una storia di circa tremila anni fa. Durante gli scavi nell’angolo sud-occidentale del cortile della Tomba di Neferibra-Seneb (la C14), una missione archeologica egiziana congiunta del Consiglio Supremo delle Antichità e della Fondazione Zahi Hawass per le Antichità e il Patrimonio ha portato alla luce un deposito straordinario: 22 sarcofagi dipinti contenenti le proprie mummie e otto rari rotoli di papiro risalenti al Terzo Periodo Intermedio (1070-656 a.C., XXI-XXV dinastia).


Sotto la supervisore del dott. Afifi Rahim, gli archeologi hanno individuato una camera funeraria rettangolare scavata nella roccia, organizzata con grande razionalità: i sarcofagi erano disposti su più livelli, uno sopra l’altro, in dieci file orizzontali. Per ottimizzare lo spazio, gli antichi Egizi avevano separato i coperchi dalle casse, sovrapponendoli con cura. Un sistema che rivela una gestione meticolosa degli spazi funerari.

Accanto ai sarcofagi erano collocati diversi vasi di ceramica probabilmente utilizzati per conservare i materiali della mummificazione, ulteriore testimonianza utile per indagare sulle pratiche rituali legate alla preparazione dei defunti.
Il mistero più affascinante riguarda l’identità dei proprietari. Sui sarcofagi non compaiono nomi propri, ma titoli professionali. I più ricorrenti sono Cantore e Cantrice di Amon, un dettaglio che apre nuove prospettive di studio sulla classe dei musicisti e dei funzionari religiosi legati al culto del dio tebano durante il Terzo Periodo Intermedio. Sebbene il ruolo di “Cantatrice di Amon” (Shemayet) fosse una posizione di altissimo prestigio riservata alle donne, anche gli uomini svolgevano il ruolo di cantori o musicisti nei templi.


Le condizioni del legno, fortemente deteriorato dal tempo, hanno richiesto un intervento immediato dei restauratori: consolidamento delle fibre lignee, trattamento degli strati pittorici indeboliti e una delicata pulitura meccanica per preservare la brillantezza originale dei colori. Ogni pezzo è stato attentamente documentato prima del trasferimento al laboratorio di conservazione.
La presenza delle mummie all’interno dei sarcofagi, nonostante l’assenza di nomi personali, rende il contesto ancora più intrigante (dichiarano gli studiosi). Gli scavi proseguiranno per individuare le tombe originarie da cui i sarcofagi furono trasferiti, forse per proteggerli o riorganizzarli in un momento di instabilità storica.


All’interno di un grande contenitore di ceramica erano custoditi i papiri di cui abbiamo accennato: otto rotoli di dimensioni diverse, alcuni ancora sigillati con argilla. Il loro valore è incalcolabile: una volta restaurati e tradotti, promettono di restituire nuove informazioni su un’epoca ancora avvolta da ombre e domande.

Nel silenzio della cachette, tra legno dipinto e sigilli intatti, agli studiosi sarà sembrato di percepire l’eco lontano delle voci e dei canti di queste particolari figure del clero tebano. I Cantori e le Cantrici di Amon, che con la loro musica e le loro danze erano custodi del culto divino, ora si faranno ascoltare, non con la voce, ma attraverso le tracce che il tempo ha scelto di preservare.
D’altronde, Luxor è considerata un immenso museo a cielo aperto, un luogo dove ogni scavo può cambiare la narrazione del passato.
Source: MoTA














