lunedì, 30 Gennaio, 2023

Intervista al Direttore del Museo Egizio

“Dobbiamo stare però tutti un po’ attenti e considerare che un museo è molto di più che il numero dei biglietti staccati e riporre la ricerca al centro. Io sento sempre parlare di tutela e di valorizzazione, ma non sento mai la parola ricerca. Un museo o un sito archeologico che non fa ricerca, che non abbia nuovi contenuti da proporre si esaurisce e muore”. (C. Greco) Il nostro direttore l’ha incontrato nel suo ufficio poco dopo l’inaugurazione della mostra “Missione Egitto, 1903-1920. L’avventura M.A.I. raccontata”, a due anni dalla riapertura del nuovo Museo Egizio e a tre anni dalla sua nomina a direttore da parte della Fondazione Antichità Egizie. Ne è nata un’intervista che fa il punto della situazione riguardo i progetti scientifici e le attività di ricerca del Museo Egizio, ma che non ha evitato argomenti più scottanti come la polemica “Torino-Catania”, né di evidenziare ciò che nel museo deve essere migliorato.

La sfera magica di Atene

Il documento di cui tratteremo è conosciuto col nome di “Sfera Magica di Atene” ed è attualmente esposto ad Atene, al primo piano del nuovo Museo dell’Acropoli. L’interesse per questo oggetto nasce innanzitutto dal fatto che esso costituisce un unicum nel suo genere, per il quale non si conoscono confronti nell’ambito del repertorio degli oggetti iscritti di carattere magico-religioso. Si tratta un globo di marmo pentelico, bianco a grana fine, della circonferenza di circa 90 cm, con immagini figurate, iscrizioni e charaktêres, databile al II secolo d.C. Di recente questo singolare documento, per quasi un secolo noto solo dai disegni dello studio di A. Delatte del 1913, ha acquisito una rinnovata visibilità, essendo stato collocato nel percorso espositivo del nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, ed anche per questa ragione non ci è parso inopportuno riprenderlo in esame, ripercorrendone la storia degli studi e pervenendo a nuove ipotesi interpretative riguardo l'identificazione della provenienza e alcuni aspetti di carattere iconografico e religioso.

Speciale Pompei. Tutto sulle nuove aperture

Sembra ormai finito per Pompei il tempo dei crolli e dell’inattività culturale. Da quando il Grande Progetto Pompei ha avuto inizio, attraverso il decreto legge n. 34/2011 (art. 2), la situazione sembra decisamente cambiata in meglio, tanto che il Soprintendente Massimo Osanna, quasi ogni settimana, convoca la stampa per annunciare la riapertura di nuove domus e nuovi edifici da tempo chiusi o sottoposti a lavori di manutenzione e restauro, dando sempre più prova di come un sito in rovina, e non solo per il tempo che passa, possa invece essere un centro vivo e produttivo.

Testi di Letteratura Neo-Egizia. Sette racconti dall’Antico Egitto

Alberto Elli ci regala sette racconti che provengono direttamente dall’antico Egitto. Ogni racconto è preceduto da una traduzione continuata per dare modo a tutti i lettori di fruire di una letteratura così antica ma sempre attuale, seguita da un lavoro filologico di grande interesse. Il primo racconto, conosciuto come “Il Principe Predestinato”, inizia in un modo che ci è molto familiare: “C’era una volta, si dice, un re al quale non era stato generato un figlio maschio…”

Il Demotico Meroitico

Uno dei misteri più inestricabili nel campo della linguistica è la decifrazione delle scritture meroitiche. Ancora oggi queste scritture risultano decifrate soltanto in minima parte. Il motivo risiede nel fatto che la lingua non sembra avere collegamenti in maniera esauriente, direi convincente, con nessun’altra lingua. Gli studiosi hanno avanzato una serie di teorie in proposito ma le stesse col tempo hanno finito per essere sempre oggetto di contestazione. Così oggi l’enigma continua e forse non si arriverà mai ad una idonea conclusione. Il meroitico era in uso all’incirca dal III a. C. al III sec. della nostra era ed era parlato nell’Alta Nubia (attuale regione del Sudan del Nord) e forse qualcuno azzarda che fosse utilizzato soltanto da alcune cerchie di persone. Il presente scritto comunque non intende affrontare la dialettica connessa alle origini della lingua. Esiste nel merito una copiosissima letteratura del pro e del contra.

Il Cavaliere Marafioti

Il Gruppo equestre di Locri Epizefiri, come venne chiamato da Paolo Orsi al momento della sua scoperta, deriva dal riassemblaggio dei frammenti in terracotta rinvenuti durante le campagna di scavo del 1910 sul fianco occidentale del tempio dorico in località ‘Casa Marafioti’ (dal nome della famiglia proprietaria del luogo ove fu rinvenuto il tempio). Il cosiddetto Cavaliere Marafioti è frutto dell’attento lavoro di assemblaggio di circa186 frammenti ad opera del restauratore Giuseppe Damico grazie alla ricostruzione grafica di Rosario Carta, su indicazione di Orsi... Durante l’intervento di ricomposizione furono assemblati i numerosi frammenti per mezzo di staffe, grappe metalliche, supporti interni di diversa natura, quali legno e stucco, al fine di recuperare nella sua interezza l’articolata opera plastica che raffigura un giovanetto a cavallo sorretto da una sfinge; per raggiungere tale scopo furono necessarie importanti reintegrazioni, indispensabili per risarcire le numerose lacune, ma anche per assicurare la tenuta statica dell’intero manufatto. Il restauro, condotto magistralmente da Giuseppe Mantella e Sante Guido, ha permesso di restituire al pubblico dei visitatori del Museo Archeologico di Reggio Calabria, luogo deputato all'esposizione del reperto, l'opera così come doveva essere all'epoca della realizzazione. Grazie alla sponsorizzazione tecnica nell'ambito del Progetto di Intesa Sanpaolo "Restituzioni", la digi.Art ha avuto il privilegio di seguire e digitalizzare tutte le fasi dell'ultimo restauro del Cavaliere di casa Marafioti, un gruppo scultoreo in terracotta costituito da una sfinge alata sormontata da un cavallo e da un cavaliere. Questa tripartizione offre già il primo spunto per approfondire le conoscenze sulla composizione dell'opera.