L’oasi di Kharga è ricca di importanti monumenti egizi. Il più curioso e interessante di questi monumenti è, a mio parere, il tempio di Hibis. Ho visitato parzialmente il tempio di Hibis nel lontano 1987. Il tempio era in restauro per salvarlo dall’innalzamento delle acque di falda. Nonostante il restauro siamo potuti entrare e visitare alcune parti del tempio. In quella occasione sono rimasto affascinato in particolare dal naos. Una stanza di modeste dimensioni ma ricca di immagini strane e misteriose che mi sarebbe piaciuto esaminare in dettaglio tranquillamente. Così non fu e quini sono tornato al tempio due altre volte sperando di soddisfare le mie curiosità.

Fig. 1 – La foto mostra il tempio nel 1987 agli inizi dei lavori di consolidamento e restauro

Ma nelle visite successive il restauro era ormai in fase avanzata e non era più possibile entrare nel tempio.
In questo articolo mi propongo di rivivere quei felici momenti del novembre 1987 grazie anche all’aiuto di alcune diapo che, per quanto datate, hanno conservato immagini sufficientemente chiare da essere proposte al lettore.
L’articolo darà prima una visione della struttura del tempio con alcune immagini della decorazione del piano terra e poi del terrazzo.
Una decina di immagini delle straordinarie sculture parietali del naos si troveranno in fondo all’articolo. Credo che saranno sufficienti per rendersi conto delle novità religiose e stilistiche delle scene che decorano il naos.
N.B.: Hibis è la grecizzazione del vocabolo egizio Hebet = aratro. Il tempio faceva quindi parte della città dell’aratro

Il tempio (parte bassa)

La costruzione del tempio inizia con Psammetico II (595-590 a.C., XXVI dinastia) ma si interrompe ben presto per la disastrosa invasione persiana dell’Egitto con Cambise II.
Sarà il re persiano Dario I (510-490 a.C.) a riprendere l’edificazione del tempio e a iniziarne la decorazione. Alcune parti attuali del tempio sono aggiunte successive della XIX e XXX dinastia (Akhoris e Nectanebo) e di epoca greco-romana.
Il tempio è dedicato a Amanebis e a Osiri. La teologia del tempio consiste in una fusione della triade Amenebis, Mut e Khonsu con la triade Osiri, Isi e Horus.
Il tempio è stato edificato ai bordi di un lago, quindi esisteva un imbarcadero.

Fig. 2 – Il cartiglio del re persiano Dario I ripreso dallo stipite di un portale del tempio
Fig. 3 – Nella parete di un portale è dipinto un re che offre cespi di lattuga al dio Min
Fig. 4 – Foto dei grandi portali che anticipano il tempio

Poi, a una certa distanza, si erigono tuttora due portali e, ancora più avanti, il tempio.
La struttura del tempio segue i canoni usuali: un portico, una sala colonnata, un pronao e il santuario. La decorazione vede in azione anche il re persiano Dario in riti prettamente egizi.

Fig. 5 – Pianta del tempio di Hibis. Immagine tratta dal volume L’Egypte restituée, 1994, tome 2, op. cit., pag. 88
Fig. 6 – In una parete della sala colonnata un dipinto mostra il re persiano Dario I nel rito di scuotere i papiri, un rito che richiamava la dea Hathor e la sua protezione
Fig. 7 – Le colonne della sala ipostila attribuite a Nectanebo (XXX dinastia)
Fig. 8 – In fondo alla sala colonnata, a destra, la scena dipinta mostra il dio Seth, grande di forza, che combatte e colpisce con la lancia un enorme serpente, il malvagio dio Apopi. Questa scena è datata al regno di Akhoris (XXIX dinastia)
Fig. 9 – Molti dipinti rinascimentali illustrano la battaglia di San Michele contro un mostro, Satana. Per la nostra illustrazione abbiamo scelto il dipinto più famoso, quello di Raffaello.

In fondo alla sala colonnata (20 colonne), sulla destra, compare una famosa e curiosa immagine: il dio Seth combatte con la lancia contro un enorme serpente, Apopi.
In questa scena Seth sostituisce il dio Horus, il titolare usuale di questo rito. Qui è stato scelto Seth per la sua mitica forza. Molti autori vedono in questa scena un antecedente dei dipinti rinascimentali della battaglia di San Michele contro il demonio (vedi su Google). L’esempio più famoso è il dipinto di Raffaello.

La terrazza

La terrazza del tempio è dedicata a Osiri con temi che ricordano le cappelle di Osiri a Dendera ma realizzate con molta originalità. Molte rappresentazioni del terrazzo e quelle del naos mostrano caratteristiche peculiari per una certa audacia stilistica e per la singolarità di alcuni temi1. Anche un altro testo scrive che il naos ci consegna alcune figure che sono le più curiose di ogni altro santuario egizio2.
Le scene rappresentano la sepoltura di Osiri, Seguono scene che mostrano una nascita, forse la rinascita di Osiri.

Fig. 10 – Sepoltura della mummia del dio Osiri con il fallo eretto. Le immagini di due uomini manifestano disperazione
Foto 11 – Una donna tiene tra le braccia un neonato. È la rinascita del dio Osiri?

Segnalo una bella immagine di una rana, la forma animale della dea Heqet, la dea che partecipa alle nascite come levatrice.
Sul terrazzo ci sono altre misteriose figure. Una divinità femminile a testa leonina appare accosciata. Nello spazio vuoto sotto di lei un grosso serpente svolge le sue spire.
Un’altra figura mostra un personaggio a testa di serpente che colpisce con la lancia un animale sethiano (non riconoscibile).

Fig. 12 – Una bella immagine di una rana, la forma animale della dea levatrice Heqet
Fig. 13 – Una divinità femminile a testa leonina è accosciata. Sotto di lei un grosso serpente svolge le sue spire.
Fig. 14 – Una divinità con un viso di serpente e una corona con due piume di struzzo su cui compare un falco, colpisce con la lancia un essere malefico (non visibile). Alcuni geroglifici dietro la divinità accennano a una figlia di Ra.

Un falco con enormi ali porta sul capo due piume di struzzo. Dietro il falco ci sono due figure femminili, una delle quali è Isi.

Fig. 15 – Un grande falco con grandi ali porta sul capo due piume di struzzo e al centro un circoletto (il sole?). Davanti al falco ci sono due figure femminili, una di loro è Isi.

Il santuario (naos)

Il tempio di Hibis è stato pubblicato da H. Winlock, The temple of Hisis at el-Kharga Oasis, New York 1941. N. de Garis Davies ha ripreso al tratto tutte le immagini del santuario raccolte in tre grandi tavole nel volume di Winlock.
Nel 1988 un egittologo americano, E. Cruz-Uribe, incuriosito e interessato alle strane immagini del naos, ha intrapreso uno studio sistematico delle singole figure descrivendole e identificando le varie divinità3. Purtroppo, il suo lavoro si è fermato al I volume per la sua morte in un incidente stradale mentre andava in bicicletta.
Il naos ci consegna alcune figure che sono le più curiose di ogni altro santuario egizio4. Così si esprime un testo che descrive il tempio, confermando la peculiarità delle scene scolpite nel naos.
Il santuario è costituito da una stanza abbastanza ristretta ricolma di scene con figure divine che si succedono senza soluzione di continuità e senza alcun testo che ci aiuti a interpretarle. Ovviamente non esiste una traduzione dei testi del santuario, ma solo una interpretazione complessiva: la complessa teologia del tempio esprime la fusione di due triadi divine, la triade Amenebis, Mut e Khnsu con la triade Osiri, Isi e Horus.
Durante la mia visita ho ripreso moltissime figure del naos. Qui ne posterò (in modo casuale) soltanto 10. Per l’economia di un articolo divulgativo credo che non sia il caso di andare oltre le 10 figure.

Fig. 16 – La scena mostra un corpo umano in una cassa con il volto visto di fronte. Sotto la cassa c’è un ariete, dietro il toro Api e davanti due figure femminili a testa bovina
Fig. 17 – Una divinità maschile ha sul capo una corona di due piume di struzzo con al centro un cerchietto simbolo del dio sole Ra. Il personaggio ha sul dorso delle ali, con una mano tiene il flagello e con l’altra mano si masturba
Fig. 18 – In questa scena la dea Hathor tiene in grembo un infante. Dietro di lei c’è un toro alato
Fig. 19 – Una divinità femminile stante, con il volto leonino e un copricapo non identificabile, ha dietro di sé due altre figure a testa leonina sedute in posizione privilegiata su una muratura. Una di queste figure è avvolta in un mantello
Fig. 20 – Al centro della scena è presente un albero (sicomoro?). Davanti all’albero è rappresentata una divinità maschile simile a quella della fig. 17. Sul lato destro dell’albero si trova una figura femminile che sembra impegnata a trattenere due ali (?)
Fig. 21 – Il dio Anubi a grandi passi giunge sul corpo mummificato portando in una mano un vasetto di incenso. Sotto il letto funebre ci sono i 4 vasi canopi
Fig. 22 – Un falco con la corona dell’Alto e Basso Egitto sta sopra un altare. Dietro la figura del falco, in una sorta di cella, il dio Osiri sul suo letto di morte inizia il suo risveglio
Fig. 23 – Una divinità femminile, con una corona irriconoscibile, sta davanti a una divinità, il cui volto rappresenta il sole (?), che tiene in una mano lo scettro was. Dietro, accosciato su uno sgabello, il dio Osiri mummificato mostra i simboli della regalità.
Fig. 24 – Su un piedistallo ci sono due figure femminili. La prima di esse, parzialmente accosciata, manifesta forse con le braccia una tensione verso una figura che non è stata ripresa dalla foto. Dietro le due figure femminili compaiono una divinità maschile nello stesso atteggiamento della figura 17 e uno strano monumento
Fig. 25 – Il demiurgo dio Atum impegnato a masturbarsi. Il dio è rappresentato in ginocchio, il volto è un cerchio con un copricapo di piume, il corpo è arricchito di grandi ali, l’altro braccio mostra il flagello.

Gilberto Modonesi

In copertina: Il tempio di Hibis oggi (© www.egiptoexclusivo.com).
Salvo indicazione contraria, tutte le immagini fotografate sono dell’autore.


1) R. Wilkinson, Templi dell’antico Egitto, Poligrafico dello Stato, Roma 2007, pag. 236..
2) S. Aufrère, L’Egypte restituée, tome 2, Paris 1994, pag. 88.
3) E. Cruz-Uribe, Hibis Temple Project. Vol. I, Translations, Commentary, Discussions and Sign List, Van Siclen Booka, San Antonio 1988.
4) Aufrère, L’Egypte restituée, tome 2, Paris 1994, pag. 88.

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Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

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