Santa Maria Antiqua. Tra Roma e Bisanzio

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Dopo oltre trent’anni riapre al pubblico con una mostra Santa Maria Antiqua, la basilica nel Foro Romano scoperta nel 1900 alle pendici del Palatino. La chiesa conserva sulle pareti un patrimonio di pitture unico nel mondo cristiano del primo millennio, databile dal VI al IX secolo, quando fu abbandonata a seguito dei crolli del terremoto dell’847. La chiesa, in precedenza fruibile solo per brevi periodi con visita guidata ai cantieri, riapre al termine di un complesso intervento strutturale, proseguito con il restauro delle pitture: è l’occasione per documentare la straordinaria storia del monumento con la mostra “Santa Maria Antiqua.Tra Roma e Bisanzio” promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica Centrale con Electa.

L’esposizione è “mostra” del monumento stesso, un’eccezionale testimonianza dello sviluppo della pittura romana e di tutto il mondo greco bizantino altomedioevale: l’iconoclastia, infatti, cancellò gran parte delle immagini sacre di quell’epoca. L’edificio, con i suoi dipinti, ha giocato un ruolo centrale nella cristianizzazione del Foro Romano postclassico e nel rapporto di Roma con Bisanzio e la sua cultura, in un’area strategica dove si andavano concentrando la vita religiosa e i servizi di approvvigionamento per cittadini e pellegrini.

La fase decorativa si è sviluppata in vari momenti e sovrapposizioni, testimoniate dalla parete definita “palinsesto”, pietra miliare nella storia della pittura medievale. Si tratta di un ampio lacerto in prossimità dell’abside, in cui sono identificabili sei strati di pittura: dal IV-V all’VIII secolo d. C. Del momento pagano si riconosce un intonaco dipinto, mentre al periodo della fondazione della chiesa risale l’immagine della Maria Regina, una Madonna in trono con il Bambino adorata da un angelo, sino ad arrivare a un frammento con la testa di un padre della Chiesa. Particolarmente ben conservato anche il ciclo dedicato al martirio dei santi Quirico e Giulitta, che decora quasi integralmente la cappella di Teodoto, risalente al pontificato di papa Zaccaria (741-752).

La complessa stratificazione pittorica è resa più leggibile attraverso la tecnologia digitale: il video mapping usato per la prima volta al Foro Romano, restituisce in maniera immersiva le parti mancanti degli apparati decorativi delle due cappelle ai lati del presbiterio, e l’innovativo light mapping, isola i diversi strati del “palinsesto”, mentre la narrazione della storia dell’edificio e delle sue pitture è affidata a coinvolgenti apparati multimediali.

Selezionati ed eccezionali i prestiti in mostra: primo fra tutti l’icona della Madonna col bambino oggi nella chiesa di Santa Maria Nova (più nota come Santa Francesca Romana), dove era stata spostata dopo l’abbandono dell’antico edificio a seguito del terremoto. L’icona ritorna dove appariva ai fedeli fino al IX secolo. All’ingresso sono allestiti ritratti scolpiti dei regnanti all’epoca della fondazione della chiesa, tra cui il gruppo denominato dell’imperatrice Ariadne e Amalasunta (figlia di Teodorico). A corredo della storia dell’arte visiva altomedievale a Roma, vengono esposti quattro dei mosaici superstiti che decoravano nell’antica San Pietro l’oratorio di papa Giovanni VII (705-707), il pontefice cui si deve il trasferimento dal Laterano sul Palatino dell’episcopio, nella zona soprastante Santa Maria Antiqua, che divenne, con lui, cappella palatina.

Nella Rampa Imperiale che collega il Foro al Palatino, cui si accederà dall’antico varco presente all’interno della chiesa, vengono esposti materiali rinvenuti durante gli scavi di Giacomo Boni, l’archeologo che nel 1900 identificò l’edificio cristiano dopo l’abbattimento della seicentesca Santa Maria Liberatrice. La mostra fotografica “Le pietre del Foro”, scatti in bianco e nero di Rodolfo Fiorenza allestiti lungo il percorso d’accesso a Santa Maria Antiqua, completa la riflessione sui luoghi. I reperti fotografati, tutti identificabili nello spazio dell’antico Foro, diventano il segno della trasformazione e del riuso del patrimonio classico nel Medioevo.

La casa editrice Electa pubblica il catalogo con saggi che esaminano il contesto topografico – le preesistenze imperiali, le trasformazioni medievali e moderne, la demolizione di Santa Maria Liberatrice, i restauri – con uno straordinario focus sull’architettura e sulle pitture murali dei diversi ambienti.

INFO:

 

dal 1 al 30 settembre Ultimo ingresso ore 18.00 con uscita ore 19.00 8.30-18.30

Dal 1 al 29 ottobre Ultimo ingresso ore 17.30 con uscita ore 18.30 8.30-16.30 Dal 29 ottobre Ultimo ingresso ore 15.30 con uscita ore 16.30

FONTE: http://www.archeologia.beniculturali.it/index.php?it/137/eventi/349/riapertura-al-pubblico-della-chiesa-di-santa-maria-antiqua

 

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