Il tempio di Hibis nell’oasi di Kharga
Il Tempio di Hibis, situato nell’oasi di Kharga nel deserto occidentale egiziano, è uno dei templi meglio conservati dell’epoca tardo-faraonica. Edificato principalmente sotto il regno di Dario I (VI secolo a.C.), durante la dominazione persiana dell’Egitto, rappresenta una straordinaria fusione di tradizioni egizie e influenze straniere. Il tempio era dedicato al dio Amon nella sua forma locale (Amenebis), e decorato con rilievi ricchi di simbolismo religioso e politico. Le sue pareti raccontano rituali, offerte e cosmologie, offrendo uno sguardo prezioso su un periodo di transizione storica.
Resti di un antico monastero a Wadi Natrun gettano nuova luce...
Nel sito di Wadi El Natrun gli archeologi hanno riportato alla luce un monastero risalente tra il IV e il VI secolo d.C., offrendo uno spaccato vivido e concreto delle prime comunità monastiche.
“Che gli invidiosi scoppino”! L’ironico messaggio in un mosaico romano scoperto...
Durante scavi archeologici nell’antica città di Syedra, sulla costa meridionale della Turchia, è stato rinvenuto un mosaico romano eccezionalmente ben conservato. L’opera risplendeva all’ingresso di un grande edificio residenziale utilizzato tra il II e il VII secolo d.C. La decorazione musiva presenta motivi ornamentali insieme a due iscrizioni in greco.
Ciò che rende il mosaico particolarmente interessante è il contenuto dei testi: uno accoglie gli ospiti con un messaggio positivo, mentre l’altro esprime una frase sorprendente e ironica.
Tekenu e muu, un rituale nella cultura funeraria dell’Antico Egitto
Nelle scene funerarie dell’Antico Egitto, soprattutto del Nuovo Regno, compaiono due elementi rituali enigmatici: "Tekenu" e "Muu". Il "Tekenu" è raffigurato come una figura umana rannicchiata, avvolta in una pelle animale e posta su una slitta durante il corteo funebre; la sua funzione è dibattuta e interpretata come simbolo di rinascita, purificazione o sostituto rituale del defunto. I "Muu", invece, erano danzatori sacri associati alla città di Buto, riconoscibili per le alte corone di giunco. Essi accoglievano il defunto alla necropoli, svolgendo un ruolo liminale di “traghettatori” simbolici tra il mondo dei vivi e l’aldilà.
Un matrimonio nell’Egitto romano: il contratto di Ossirinco (157–158 d.C.)
Nel 157–158 d.C., nella città egiziana di Ossirinco, venne redatto un contratto di matrimonio oggi noto come P.Oxy. XLIX 3491. Sebbene frammentario, il papiro documenta l’unione tra Chaeremonis e Dionysapollodorus e offre uno sguardo concreto sulle pratiche matrimoniali nell’Egitto romano. Infatti, il documento non è solo una registrazione formale di nozze. È una finestra spalancata sulla vita quotidiana, sui legami familiari, sulle strategie economiche e sulla sorprendente autonomia giuridica femminile.
Milano riscopre l’Egitto antico. Riaperta la Galleria Egizia al Castello Sforzesco
Dopo quasi nove anni di chiusura, Milano riapre le porte a uno dei suoi spazi culturali più affascinanti: la rinnovata Galleria Egizia al Castello Sforzesco. Lo fa con un percorso espositivo totalmente nuovo che valorizza i reperti della civica collezione egizia e restituisce alla città un museo completamente ripensato.
Il Navigium Isidis: rito, mare e identità nel Mediterraneo antico
E già l’aurora portatrice di luce, diffondendo il giorno con il suo candido splendore… (Met. XI, 1)
Così Apuleio apre la scena del Navigium Isidis:...
La cappella di Hathor nel tempio di Hatshepsut
La Cappella della dea Hathor nel tempio funerario di Hatshepsut, a Deir el-Bahari rappresenta uno degli spazi più raffinati del regno di Hatshepsut. Dedicata alla dea vacca dell’amore, della musica e della rinascita, la cappella si distingue per i celebri capitelli hathorici con volto femminile e orecchie bovine. Le pareti narrano il legame divino tra la sovrana e la dea, rafforzando la legittimazione sacra del suo potere. In questo nuovo articolo, Gilberto Modonesi l'architettura, l'iconografia e il significato religioso del santuario. Buona lettura!
Scoperto deposito di sarcofagi e mummie di Cantori e Cantrici di...
Nell’area archeologica di Qurna, West Bank di Luqsor, le sabbie hanno restituito una storia di circa tremila anni fa. Una missione archeologica egiziana congiunta del Consiglio Supremo delle Antichità e della Fondazione Zahi Hawass per le Antichità e il Patrimonio ha portato alla luce un deposito straordinario: 22 sarcofagi dipinti con le loro mummie e otto rari papiri risalenti al Terzo Periodo Intermedio (1070-656 a.C., XXI-XXV dinastia).
Antiche “recensioni” nella tomba di Ramesse VI e Valle dei Re
Camminando tra le vestigia di siti archeologici sparsi nel mondo, vi sarà capitato di imbattervi in antiche iscrizioni lasciate dai viaggiatori che, nei secoli, hanno visitato quei luoghi. Non semplici graffiti, ma veri e propri commenti: impressioni, giudizi, firme, indicazioni sulla provenienza e perfino sulla professione di chi li incise. Testimonianze che ricordano sorprendentemente le moderne recensioni di viaggio. Evidentemente, proprio come accade oggi, anche allora si avvertiva il bisogno di lasciare traccia della propria esperienza.
Mai nessun luogo fu risparmiato da questa pratica, neppure la Valle dei Re.
La Cappella Rossa di Hatshepsut
La Cappella Rossa di Hatshepsut è un santuario in quarzite rossa costruito nel complesso templare di Karnak, a Tebe, durante il regno della regina Hatshepsut (XVIII dinastia). Era probabilmente destinata a custodire la barca sacra di Amon durante le processioni, in particolare la festa di Opet. Dopo la morte di Hatshepsut, il successore Thutmosi III fece smontare la cappella, riutilizzandone i blocchi come materiale da costruzione; molti furono ritrovati nel XX secolo e il monumento è stato in parte ricostruito. Le pareti sono decorate con rilievi raffinati e testi geroglifici che celebrano la legittimazione divina della regina, raffigurata mentre compie rituali davanti ad Amon e ad altre divinità. Ce ne parla Mario Lauro in questo nuovo numero speciale. Buona lettura!
I sacrifici umani nell’antica Nubia
Il Regno di Kerma, situato nell'antica Nubia (l'odierno Sudan), è uno dei regni più antichi e misteriosi dell'Africa, fiorito fra il 2500 e il 1500 a.C. circa. Esistono alcuni indizi archeologici che dimostrano che furono praticati sacrifici umani nella cultura di Kerma, anche se risulta ancora difficile affermare che tali pratiche fossero comuni o sistematiche. Le tombe con resti di esseri umani sacrificati (specialmente quelle degli alti funzionari) suggeriscono che ci fosse una componente rituale nella morte e nei culti funerari. Ce ne parla Gilberto Modonesi nel suo nuovo articolo. Buona lettura!
La tomba di Sennefer a Qurna
Sennefer fu un alto ufficiale e sindaco della città di Tebe sotto il regno di Amenhotep II. La sua tomba a Qurna nella Valle dei Nobili è decorata con pitture vivide che illustrano la sua vita e il suo status. Le decorazioni mostrano scene di caccia, pesca e banchetti, simbolo della sua ricchezza e potere. Il dipinto di una grande vigna con rami e tralci d'uva decora il soffitto della tomba, ma alle pareti la protagonista indiscussa è l'amata sposa di Sennefer, Merit. In questo nuovo articolo corredato da bellissime fotografie, Gilberto Modonesi ci descrive la famosa "tomba delle vigne". Buona lettura!
Inno a Sesostri III
Nel 1889 l’archeologo Flinders Petrie a Lahun portò alla luce un papiro incompleto ed in parte molto corrotto. Il reperto metteva in luce, esaltandone la personalità, il faraone Sesostri III che regnò per circa un trentennio dal 1878 al 1843 ca. (XII Dinastia). Il reperto, in jeratico, fu trascritto in buona parte da Georg Möller in caratteri geroglifici ed infine traslitterato. In questo nuovo speciale, Mario Menichetti ci propone un'analisi minuziosa di questo testo, con traslitterazione e traduzione. Buona lettura ... e buono studio ai più appassionati!
Il rito di “sollevare il cielo”
La religione egizia esprime il conflitto tra il caos e l'ordine stabilito dal demiurgo. Il rito per mantenere l'ordine viene compiuto dal sovrano in ogni tempio, assistito dal dio Shu che separa terra e cielo, mentre Thot è rappresentato con un'asta per perforare il cielo, permettendo ai venti e agli dei di entrare. Il rito di sollevare il cielo viene eseguito con ventagli che simboleggiano i limiti del mondo. Ce ne parla Gilberto Modonesi nel suo nuovo articolo. Buona lettura!
Fano: identificata la Basilica di Vitruvio
Nel centro storico di Fano sono emerse strutture monumentali di età romana identificate come i resti della basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura, l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.
Osiri e la tromba nell’antico Egitto
La tromba è uno strumento musicale significativo dell'antico Egitto, noto per il suo uso anche in contesti militari. Due trombe, una in argento e l'altra in rame, sono state trovate nella tomba di Tutankhamon e sono esposte al Grand Egyptian Museum. Plutarco scrisse che la tromba non poteva essere suonata in presenza del dio Osiri, poiché il suo suono ricordava il raglio dell'asino, animale considerato impuro. Vi erano anche divieti di suonare strumenti nei templi, con differenze a seconda della divinità e del luogo. Altre domande rimangono riguardo alle specifiche proibizioni e all'uso della tromba in altri contesti. Di tutto questo ci parla Gilberto Modonesi nel suo nuovo articolo. Buona lettura!
Gli Etruschi in Olanda
Fino al 15 marzo 2026, presso il MAEC di Cortona, è possibile visitare la mostra internazionale “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”. Inaugurata il 6 dicembre scorso, l'esposizione offre ai visitatori la possibilità di ammirare la collezione Corazzi con oltre 150 opere tra bronzi, manoscritti, ceramiche e porcellane. La collezione fa ritorno a Cortona ben due secoli dopo essere stata venduta all'Olanda. Questo nuovo speciale curato da Tiziana Giuliani illustra a tutti i lettori le cinque sezioni del percorso espositivo con il supporto di tante e bellissime fotografie.
Sonorità e silenzi nell’antico Egitto
Visitando l'Egitto, si scoprono luoghi archeologici lungo il Nilo, come templi e piramidi, che ricordano una civiltà antica. Questi luoghi parlano di una cultura...
Il dio Osiri e il pesce ossirinco
Nel secolo scorso, nel sito di Ossirinco, sono stati trovati molti documenti antichi, la maggior parte di epoca greco-romana. Gli scavi hanno anche portato a scoperte artistiche, come immagini in bronzo di un pesce ossirinco, che era importante per la cultura locale. Strabone, nel I secolo d. C., racconta di un conflitto tra Ossirinco e Cynopoli, che iniziò a causa di un pesce ossirinco mangiato. Il mito di Osiri narra della sua morte e di come la moglie Isi recuperò il suo corpo, tranne il fallo, inghiottito dal pesce ossirinco. Isi usa la magia per concepire Horus, il loro figlio. Altre rappresentazioni mostrano il simbolismo del pesce come legato al risorgere del sole e alla fertilità. Ce ne parla Gilberto Modonesi nel suo nuovo articolo. Buona Lettura!




























