Il re egizio Sesostri I (1971-1926 a.C.., XII dinastia), conquistò il regno di Kerma durante la sua politica di espansione territoriale e giunse fino alla V cataratta. In questo periodo troviamo che a governare il territorio di Kerma è il governatore di Assyut, Hapidjefa.

Fig. 1 – Statua lignea di Hapijefa ospitata nel museo del Louvre (E26915). È una statua alta, misura 2,285 con lo zoccolo. È la statua più alta di tutte le statue del museo. La dimensione della statua dà un’idea dell’importanza del personaggio. La statua è stata rinvenuta nella tomba di Hapidjefa ad Assiut (Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, E 26915 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010004182)
Fig. 2 – Statua lignea di Hapidjefa ospitata nel Museo Egizio di Torino. Questa statua è “alta più di due metri” . La statua è stata scoperta nella tomba di Hapidjefa ad Assiut. L’immagine è tratta dal volume Un viaggio visuale, Torino, figura di pag. 84.

Questo personaggio è ben conosciuto per la sua enorme tomba ad Assyut, per i suoi titoli e per un contratto fatto con i preti del tempio del dio Upaut per garantirsi indefinitamente i mezzi di sussistenza per la sua vita nell’aldilà.

Fig. 3 – L’imponente ingresso della tomba rupestre di Hapdjefa ad Assiut – Foto dell’autore

I titoli di Hapidjefa lo indicano come un personaggio eminente del suo tempo: governatore del nomo di Licopoli, cancelliere del re del Basso Egitto, capo dei profeti di Upuaut, signore di Siut. Nessun titolo militare. Frammenti di sue statue sono state trovate a Gebel Barkal e a Kerma. Su una di queste statue Hapidjefa è definito Grande Governatore del sud.
Vissuto durante il regno di Sesostri I (1971-1926 a.C., XII dinastia). Per i suoi titoli e per la sua ricchezza alcuni egittologi hanno ipotizzato che Hapidjefa avesse rapporti di parentela con Sesostri.
Nella sua enorme tomba ad Assyut è ancora visibile una grande iscrizione geroglifica che è ancora il maggior testo giuridico conosciuto dell’antico Egitto.

Fig. 4 – Nella seconda sala della tomba un’intera parete è ricoperta di un testo geroglifico. È il testo del contratto che Hapidjefa ha stipulato con i preti del tempio di Upuaut per ottenere i servizi perpetui che gli garantiscono la vita nell’aldilà. In cambio ha concesso ai preti ricchezze e privilegi di sua proprietà personale e nulla di quelli di cui gode come nomarca – Foto dell’autore

Il testo è un contratto di Hapidjefa con i preti del tempio di Upuaut: il contratto prevede alcuni lasciti a beneficio dei preti di Upuaut in cambio di servizi perpetui per la sua sussistenza di vita nell’aldilà. È notevole che nel contratto Hapidjefa stia bene attento a impegnare solo i suoi beni personali e non quelli di cui disponeva come nomarca1.
Hapidjefa portò con sé da Assyut a Kerma tutta la sua famiglia e una corporazione di artisti e artigiani egizi di ogni tipo allo scopo di duplicare in Nubia il tipo di vita di un nobile e ricco egizio ad Assyut. In Nubia i materiali utilizzabili dagli artigiani erano differenti da quelli dell’Egitto. L’abilità e l’adattabilità dei lavoratori egizi è confermata dalla bella statua di Sennawy, la sposa di Hapidjefa, scolpita in pietra locale.

Fig. 5 – Statua di Sennawy, la sposa di Hapidjefa. La statua è stata recuperata a Kerma nel tumulo funerario di Sennawy. Ora la statua riposa nel Museum of Fine Arts di Boston – Foto dell’autore

L’arrivo di artigiani egizi deve avere agito da stimolo per le industrie locali. Il risultato fu una crescita a Kerma di una scuola di arti e artigianato con un proprio stile peculiare sia nelle forme che nei materiali.
Un impatto drammatico della cultura di Kerma sui coloni egizi avvenne alla morte di Hapidjefa a Kerma all’epoca di Amenemhat II (XII dinastia, 1919-1881 a.C.). Hapidjefa non fu sepolto nella sua principesca tomba di Asyut, ma fu sepolto a Kerma secondo i barbari e drammatici riti funerari locali. La sua sepoltura è stata in gran parte ricostruita: il suo corpo fu posto su un letto di quarzite in fiamme al centro della camera di mattoni di un complesso di stanze che contenevano vari articoli delle dotazioni funerarie. Attorno al corpo di Hapidjefa c’erano i corpi delle molte donne del suo harem e, in un corridoio esterno, i corpi di suoi attendenti e di membri della sua famiglia.
La statua di Sennawy fu trovata sepolta nel suo tumulo funerario.
Le condizioni in cui furono trovati questi corpi rende chiaro che essi furono sepolti vivi per accompagnare il loro signore nell’altro mondo. Nel giorno del sacrificio funebre essi devono essere stati posti nelle loro camere sacrificali forse leggermente ebbri di vino per essere sepolti, fin quando le camere furono colme di terra e sopra di loro fu eretto un gran tumulo2.

Kerma e i sacrifici umani

A Kerma gli scavi hanno messo in luce un villaggio fortificato attorno al 1000 a.C. La sua estensione era di circa 1 h. con capanne di dimensioni da 1 a 5 metri. Alcune strutture di forma ovale sono state riconosciute come recinti per animali, quindi gli abitanti erano pastori.
La città di Kerma risale al 2300-2200 a.C. Certi aspetti la collegano al villaggio pre-Kerma, ma la città è stata costruita con mattoni.
Il regno di Kerma era collocato tra Kungus, la V cataratta e la I cataratta di Assuan. A Kerma arrivavano prodotti esotici del sud Sahara e dalle spiagge del Mar Rosso. Intensi furono gli scambi con la V dinastia egizia: avorio, ebano, animali selvaggi, resine e oro.
Il regno di Kerma è uno dei primi regni africani con una popolazione soggetta a sovrani indipendenti dai re d’Egitto
La storia del regno di Kerma è stata suddivisa in 3 periodi: Primo Periodo Kerma Antico 2500-2459, Kerma Medio 2450-1750, Kerma Classico 1750-1550.
Le sepolture del Kerma Antico sono contrassegnate da una stele senza iscrizioni e da pochi bucrani che adornano la tomba. L’usanza dei bucrani si sviluppa nel Kerma Medio e in alcune tombe se ne possono contare fino a 400.

Fig. 6 – Una tomba del periodo del Kerma classico con una fila di bucrani sepolti sul lato occidentale della tomba. Figura tratta dal volume Sudan. Ancient Treasures, The Briitish Museum Press, 2000, fig. 49, pag. 71

La numerosità dei bucrani fa pensare che si svolgessero delle feste per onorare il defunto. In queste occasioni si deponevano nella tomba oggetti rituali e qualche essere umano sacrificato per accompagnare il defunto nell’altro mondo. I bucrani appartenevano a vitelli e giovani tori. Nelle tombe sono stati sepolte anche capre e pecore, a dimostrazione dell’abbondanza di questi animali.

Fig. 7 – L’edificio della deffufa occidentale. Figura tratta dal volume Sudan. Ancient Treasures, The British Museum Press, pag. 78, fig. 58

Nella pianura si eleva un edificio di mattoni crudi, di notevole altezza, 18-20 metri. È la deffufa occidentale, un monumento conosciuto da tempo. Di fatto è un antico tempio nubiano, con stanze, passaggi, colonne qualche decorazione e una scala che conduceva a una piattaforma sul tetto. Di certo questa struttura aveva una sua funzione anche nei funerali.
Sul sito una seconda deffufa si erge a circa 4 km. da quella già esistente. È la deffufa orientale, che presiede a un’area cimiteriale con migliaia3 di tombe.

Fig. 8 – Una parte delle mura della deffufa orientale oltre la quale si estende un cimitero con migliaia di tombe. Figura tratta dal volume dei fratelli Castiglione Nubia, magica terra millenaria, Giunti, Firenze 2006, figura di pag. 201.

Al centro ci sono tombe con un diametro di 30-40 metri, tombe di principi e di re. Insieme al titolare della tomba ci sono sempre corpi aggiuntivi, sacrificati.
Sepolture di bucrani e di animali sacrificati incominciano a sparire all’inizio del Kerma Classico per lasciare il posto ai sacrifici umani. Questa pratica si estende a dismisura tanto da trovare tumuli regali enormi, che hanno un diametro di circa 100 metri. È il caso del tumulo KX, nel periodo 1750-1700 a.C., con viali e corridoi colmi di corpi riversi di sacrificati che corrono verso il centro del tumulo dove giace in posizione fetale il corpo del re.

Fig. 9 – Grafico della pianta del Tumulo III. È un tumulo grande. Un viale centrale taglia la tomba orizzontalmente. Sopra e sotto questo viale numerosi corridoi convergono verso il centro del tumulo. Figura tratta dal volume Oltre l’Egitto: Nubia, Electa, Milano 1985, figura di pag. 81.
Fig. 10 – Grafico della pianta del Tumulo X. Un viale centrale taglia in due parti la tomba. Nei corridoi sono segnati riversi e scomposti i corpi degli individui sacrificati. Figura tratta dal volume Oltre l’Egitto: Nubia, op. cit., 1985, figura di pag. 81.
Fig. 11 – Grafico della pianta del Tumulo IV, Questa tomba ha dimensioni molto inferiori alle tombe delle fig. 9 e 10. ma la sua struttura segue il disegno corrente. Nei corridoi sono segnati riversi e scomposti i corpi degli individui sacrificati. Figura tratta dal volume Oltre l’Egitto: Nubia, op. cit. 1985, figura di pag. 82.

D. Welsby ritiene che, sulla base delle decorazioni dei templi locali (esempio Naga), che fossero sacrificati anche i nemici vinti in battaglia45.
I tumuli maggiori, ad esempio il tumulo KX ha un diametro di quasi 100 metri. Al suo interno ci sono viali, con corpi scomposti di sacrificati. In questo tumulo sono stati contati circa 400 corpi di persone sacrificate6.
I sacrifici umani sono gradatamente scomparsi con il perdurare dell’occupazione egizia di Kerma.

Gilberto Modonesi


1) S. Donadoni, La religione dell’antico Egitto, Laterza, Bari 1959: Fondazioni funerarie del principe di Assyut, pagg. 188-194.
2) W. Stevenson Smith, op. cit., 1960, pag. 75.
3) Ch. Bonnet in Sudan. Ancient Treasures. The British Museum Press, 2000, pag.78.
4) D. Welsby, The Kingdom of Kush, The British Museum Press, 1960, pag. 90.
5) D. Welsby, The Kingdom of Kush, op. cit., 1960, pag. 90.
6) D. Welsby, The Kingdom of Kush, op. cit., 1960, pag. 89.

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Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

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