La tomba di Sennefer a Qurna,
conosciuta come la “tomba delle vigne” (TT 96B)
La Fondazione Kodak-Pathé ha ricostituito nel 1982 la tomba di Sennefer, la Tomba delle vigne (TT 96 b), con un innovativo procedimento fotografico che ci ha restituito le meraviglie pittoriche della tomba che oggi possiamo ammirare. L’egittologa francese Monique Nelson, responsabile del progetto, al termine dei lavori ha realizzato un volumetto, con la descrizione e la interpretazione della tomba, illustrato da magnifiche foto professionali.
A beneficio dei lettori di questo articolo rinuncio a illustrare la tomba con tutte le mie foto per utilizzare invece le foto professionali del volumetto di Monique Nelson. Alcune mie foto illustreranno parti della decorazione meno documentate nel volume della Nelson.
Nella zona di Luxor, sulla riva occidentale del Nilo, si estendono varie necropoli1. Nella necropoli di Sheik Abd el-Qurna si trova la tomba di Sennefer (TT 96 B), la cui principale carica pubblica all’epoca equivaleva a quella di sindaco della città di Tebe2 durante il regno di Amenhotep II (1425-1401 a.C.). Questo faraone è particolarmente noto per una stele a Giza che celebra la sua vigoria fisica e le imprese sportive.

Amenhotep è noto anche per un’altra stele nel tempio di Amada, sul Lago Nasser, che racconta della sua spietatezza con i nemici3.

La bella tomba di Amenofi II si trova nella Valle dei Re (KV 35), ed è conosciuta pure per essere stata usata come nascondiglio di alcune mummie regali. Infine, Amenofi è noto anche per il suo “tempio di milioni di anni”4 edificato di fianco al “tempio dei milioni di anni” di Ramesse II, il Ramesseum.
La tomba di Sennefer è costituita da una cappella per il culto del defunto e da una sala del sarcofago sotterranea scavata nel cortile prospiciente la cappella.

Fig. 4 – La pianta della parte sotterranea della tomba: 42 gradini, e a 12 metri sottoterra si estendono un’anticamera e la camera funeraria con 4 pilastri.
La cappella (TT96) è stata abitata per lungo tempo dagli abitanti di Qurna e usata anche come stalla. La sua ricca decorazione è ricoperta da uno denso strato di nerofumo la cui eliminazione è affidata a una missione belga e per il momento la cappella non è visitabile5. Anche la sala del sarcofago (TT96b) è rimasta aperta per almeno due millenni, ma trovandosi a 12 metri sotto il livello del suolo, raggiungibile mediante 42 gradini, è rimasta sostanzialmente indenne e grazie alla Fondazione Kodak-Pafhé mostra ancora oggi una magnifica serie di pitture.
Già questo fatto rende la cripta eccezionale perché è raro in questo periodo trovare tombe private che abbiano la sala del sarcofago decorata. Il dipinto di una grande vigna, del tutto particolare nell’arte egizia, aumenta l’attrattività di questa tomba e la rende famosa.

Ma ci sono altre curiosità che riguardano questa tomba. Sembra che essa non sia stata occupata da Sennefer e da altri membri della sua famiglia. Alcuni resti umani e del corredo funebre di Sennefer e della moglie Senetnay sono stati ritrovati in una tomba incompiuta della Valle dei Re, la KV 42, nei pressi della tomba del suo faraone Amenhotep II. Evidentemente un onore concesso dal re al suo fedele funzionario che ha così abbandonato il suo spettacolare complesso sepolcrale di Qurna6 per trasferirsi nella KV 42.
Un altro motivo di attrazione per questa tomba sta nella figura di Merit, la “Amata“. Merit è la protagonista assoluta dei dipinti parietali della camera funeraria, ma dell’esistenza di questo personaggio non si conoscono altre evidenze di alcun genere.

Fig. 7 – Gruppo statuario con Sennefer e la sua sposa Senetnay. Fra le gambe dei due sposi è scolpita l’immagine della figlia Muttuy. – Foto dell’autore
Nei musei esistono statue intere o a frammenti che ci fanno conoscere Senetnay, la moglie di Sennefer, e le figlie Mutneferet, Muttuy e Nefertari7.
Nell’anticamera della tomba compare anche (forse) una sorella, ma i dipinti della sala del sarcofago rappresentano unicamente Merit.
Chi era dunque questa Merit8 e quale ruolo espletava nella tomba? Sulla base di altre evidenze documentali, che si ritrovano anche nella tomba di Tutankhamon9, ora gli studiosi attribuiscono a Merit il ruolo di grande maga che era proprio della dea Isi, moglie e sorella del dio dei morti Osiri10. La sala del sarcofago è il luogo in cui riposava la mummia del defunto e in cui si compivano tutti quei processi che erano garanzia della sua resurrezione. Il mito di Osiri costituiva il punto di riferimento di questi processi11 ed è Merit che si attiva in questa tomba per consentire a Sennefer di rigenerarsi e rinascere a nuova vita.
Anche il fiore di loto ha un ruolo da protagonista nella tomba. Nella gran parte dei quadri Sennefer è rappresentato mente porta il fiore di loto al naso per respirarne il profumo. È noto che il fiore di loto ha il valore simbolico di “rinascere”12.
Osiri era, in origine, il re-dio dell’Egitto, adorato dai suoi sudditi per le sue virtù e per le benefiche innovazioni apportate nella vita sociale e nell’agricoltura: si deve a Osiri la coltivazione del grano e della vigna e la trasformazione dell’uva in vino13. Per gelosia e bramosia di potere il fratello Seth lo uccide e lo smembra in 14 pezzi che sparge per tutto l’Egitto. La dea Isi, trasformata in nibbio, sorvola l’Egitto alla ricerca delle membra del suo sposo, le ritrova e le affida al dio Anubi perché ricomponga il corpo di Osiri. Così Anubi istituisce la pratica della mummificazione. Il rito dell’apertura della bocca ridà poi ad Osiri la vita, le funzioni vitali e l’uso dei sensi. Naturalmente la nuova vita vale per l’aldilà, dove Osiri regna come dio dei morti.
Ogni tomba egizia voleva rinnovare questo miracolo: il defunto, grazie ai riti, si identificava con Osiri, acquisiva quello stato divino che gli consentiva di rinascere, di superare il giudizio finale di Osiri, di potere entrare e uscire dalla tomba a suo piacimento per godere della luce del sole e nel contempo di godere dei piaceri e dell’abbondanza alimentare del paradiso egizio. La cripta della tomba di Sennefer rientra pienamente in questo schema magico-religioso.
La cripta della tomba di Sennefer, scavata interamente nella roccia, consta di un’anticamera e della sala del sarcofago sostenuta da 4 pilastri. Nell’anticamera, che misura metri 3,50 x 2,50 e alta 1,80, compare una grande e vistosa rappresentazione di una vigna che copre tutto il soffitto i cui avvallamenti danno maggiore naturalezza allo sviluppo della vigna (figura 5).
I vari quadri dell’anticamera rappresentano Sennefer che assiste alla processione dei servitori che gli stanno preparando il corredo funebre: sulla parete nord la figlia Muttuy, in piedi dietro al padre, osserva le collane, gli ushabti, la maschera funeraria, un amuleto di lapislazzuli a forma di cuore e le vivande.


Sulla parete sud ancora Muttuy precede una teoria di preti con pani e altri figuranti con candele. In questo quadro Muttuy porta al padre un amuleto di lapislazzuli a forma di cuore. Vicino alla porta che introduce alla camera funeraria compare anche la figura di Senneferet, “la sorella amata, signora della casa, cantatrice di Amon e nutrice regale”, gli stessi attributi della moglie Senetnay. Si tratta veramente di una sorella di Sennefer o si tratta della moglie Senetnay qui indicata come sorella?14
Per entrare nella camera funeraria ci si deve chinare perché la sua soglia è bassa ed è quindi difficile accorgersi che sulla volta dell’ingresso due volti ci osservano: il volto di Sennefer e di una donna di cui non si riesce a leggere il nome.
La camera funeraria misura metri 6,70 x7,50 ed è sostenuta da 4 pilastri quadrati al cui centro doveva essere posto il sarcofago. La parte centrale del soffitto della sala è dipinta a stuoie, mentre sugli altri lati la vigna, con il suo carico di grappoli d’uva, inonda la restante parte del soffitto. Qui, tra le pareti sud e ovest, un’immagine simbolica annuncia il mistero dei riti che consentiranno la rigenerazione di Sennefer: tra le foglie e i grappoli della vigna plana un avvoltoio, una forma della dea Nekhbet, patrona dell’Alto Egitto, ma anche segno del geroglifico mut (= madre).

Fig. 11 – Sul soffitto, in uno spazio lasciato libero dal fogliame della vigna, si vede planare un avvoltoio che rappresenta la dea dell’Alto Egitto Nekhbet scesa sulla tomba a protezione di Sennefer. Ma l’avvoltoio nel geroglifico significa anche mut (= madre) e come tale annuncia una prossima nascita, quella di Sennefer. – Foto dell’autore
Come dea Nekhbet, con le sue ali spiegate, dà protezione alla mummia di Sennefer ; come simbolo di “madre” suggerisce il ruolo di Merit nella tomba per la rigenerazione di Sennefer.
I dipinti della tomba mostrano un orientamento rituale diverso da quello reale: sulla parete sinistra della sala è rappresentato il funerale che procede verso l’ovest rituale.


La parete che rappresenta il funerale è in gran parte rovinata ma alcuni aspetti della liturgia sono comunque identificabili: il catafalco (non più visibile) era trainato da 4 buoi dal pelame di differente colore che varranno poi sacrificati al termine del funerale. Dietro il catafalco seguivano preti che trainavano i vasi canopi. Lungo il percorso della processione alcune stazioni evocavano il pellegrinaggio alle città sante del Delta (Buto, Sais, Mendes, Heliopoli)15. Partecipava alla processione anche il tekenu, cioè il prete che alla fine del percorso mimava la resurrezione di Sennefer.

I servitori che seguono il funerale sono ancora dipinti con vivaci colori e le offerte e gli arredi della tomba sono bene visibili anche con i loro contenuti.

Sulla parete opposta una scena riproduce il capitolo 151 del Libro dei Morti con la disposizione tipo dei vari elementi dedicati alla cripta: il sarcofago, le immagini dei 4 figli di Horus, gli ushabti, i 4 amuleti di protezione e il ba del defunto.

Gli altri quadri pittorici della sala sono ispirati a tre grandi composizioni funerarie con varie scene correlate che si trovano sulle facce dei pilastri:
- il Libro dei Morti, il cui scopo era di consentire al defunto trasfigurato di potere uscire a proprio piacimento dalla tomba16;
- il Rituale della mummificazione, che assimilava il defunto al dio Osiri;
- il Rituale dell’apertura della bocca, per rendere al defunto l’uso dei sensi, la mobilità e la capacità di procreare, in altre parole per dargli una nuova vita.
È nelle scene che afferiscono a queste grandi composizioni funerarie che si afferma il ruolo di Merit, sempre attiva nei confronti di Sennefer che, al contrario, appare sempre seduto e in posizione passiva, da immaginare quindi come mummia. Merit va intesa come il principio femminile sublimato che allude alle dee Isi e Hathor.
Al Libro dei Morti appartengono queste scene17: processione funeraria; la disposizione interna della sala del sarcofago (fig. 15); Sennefer sotto l’albero di sicomoro in cui risiede la dea Isi;

Fig. 18 – Merit offre il collare d’Horus a Sennefer. Secondo il Libro dei Morti questo collare assicurava la protezione di Horus a colui che lo indossava.
Fig. 19 – Sennefer in compagnia di Merit è davanti a una tavola di offerte alimentari ben fornita.

l’offerta del loto di Merit a Sennefer: l’offerta del collarino d’oro di Horus come protezione; Merit che agita il sistro davanti a Sennefer; l’offerta alimentare e il gioco del senet.
La mummificazione provocava un iniziale disseccamento del corpo del defunto, a cui seguivano pratiche per renderlo più elastico e naturale con unzioni di olio e di unguenti profumati.

Fig. 22 – Merit offre a Sennefer una collana a cui sono appesi vari talismani che nel loro complesso significano protezione. In realtà questi talismani sono avvolti nel bendaggio della mummia.
Le scene ispirate a questo rituale hanno sempre Merit come parte attiva: offerta di mirra e olibano; offerta di unguenti profumati; offerta di amuleti vari (djed, cauri, nodo d’Isi, scarabeo); offerta di due bande di stoffa con le frange18.
Il rituale dell’apertura della bocca è simboleggiato da pochi atti essenziali a cui seguono scene che mostrano il risultato pratico di Sennefer tornato a nuova vita: un prete sem, rivestito con una pelle di pantera, purifica Sennefer e Merit19.
Purificazione di Sennefer su 4 bacili di alabastro (calcite); 4 preti onorano Sennefer ormai rigenerato per l’eternità.

Fig. 24 – Sennefer annusa il profumo di un fiore di loto. Di fronte a lui Merit tiene in mano un mazzo di fiori di loto. Una figura femminile anonima è accosciata ai piedi della sedia e abbraccia una gamba di Sennefer.
Si possono considerare consequenziali alcune scene che alludono a un rapporto amoroso tra Sennefer e Merit:
- Merit20 offre un mazzo di fiori che comprende il loto e la mandragora, simbolo d’amore;
- Merit offre a Sennefer una bevanda al fine di “passare un giorno felice”;
- scambio di carezze tra Sennefer e Merit, gesti allusivi del loro incontro amoroso21.

Fig. 26 – Sennefer è ora un essere trasfigurato e 4 preti lo salutano e gli rendono omaggio.
Gli egizi ritenevano che la rinascita dopo la morte potesse avvenire attraverso un amplesso e le decorazioni delle tombe, in modi diversi anche secondo i periodi storici, erano finalizzate a questo risultato esiziale per la rigenerazione del defunto. Il rituale dell’apertura della bocca era magicamente essenziale perché il congiungimento sessuale potesse compiersi realmente nella tomba per la magia dei riti.

Fig. 28 – Merit offre una bevanda a Sennfer che tiene tra le braccia un mazzo di piante da cui emerge la mandragora, una pianta dal significato erotico. Al centro dell’iscrizione geroglifica è scritta un’invocazione di Merit: “Per il tuo ka, prendiamoci una giornata felice”. Un invito all’amore.
Nella nostra tomba le allusioni al rapporto tra Sennefer e Merit sono estremamente delicate e rese da simboli quali il loto e la mandragora, una bevanda inebriante e le carezze della coppia. La frase “passare un giorno felice” è un tipico eufemismo egizio di questo rapporto22.
Variamente ispirate alle composizioni funerarie sono le scene che mostrano Sennefer e Merit nel rituale viaggio ad Abido e la coppia Sennefer-Merit che adora Osiri sotto la protezione di Anubi. Nel viaggio verso Abido, seguendo il flusso della corrente, la barca con Sennefer e Merit è trainata da una barca con l’uso dei remi. Per il ritorno a Tebe, andando contro corrente, la barca trainante inalbera la vela per sfruttare la forza del vento.


Osiri è seduto sotto un’edicola da cui pendono grappoli d’uva, un’ulteriore associazione del dio Osiri con il vino, Dietro Osiri c’è il dio Anubi in funzione protettiva. Sennefer e Merit sono in adorazione di Osiri che è lo stesso Sennefer trasfigurato (fig. 30)
Gli ultimi quadri danno evidenza alla coppia ormai in grado di “uscire al giorno”. Merit tiene una collana menat appoggiata al ventre, simbolo di una nascita imminente, ovviamente quella di Sennefer. A sua volta Sennefer appare ora in piedi, attivo, con il bastone del comando, in pieno possesso delle sue facoltà fisiche e delle sue cariche pubbliche.

Sennefer e Merit vanno risolutamente verso la porta d’uscita della camera funeraria su cui troneggiano due figure di Anubi accucciato. Qui si esaurisce anche la vigna che indica l'”uscita al giorno” di Sennefer e Merit, confermata anche dai testi adiacenti alla porta.

Ma che significato aveva la vistosa e magnifica rappresentazione della vigna in questa tomba? Dall’Antico Regno e fino all’epoca greco-romana si trovano spesso nelle tombe rappresentazioni di vendemmia e pigiatura dell’uva23. Nella tomba di Sennefer si è voluto enfatizzare il significato della vigna che per via analogica garantiva l’efficacia del processo magico-religioso di rigenerazione del defunto Sennefer.
La vendemmia si effettuava in Egitto nella prima quindicina di luglio a cui seguiva la pigiatura dell’uva per ottenere il vino. In quei giorni, il 19 luglio (il I giorno del mese di Thot), tornava a rendersi visibile nel cielo la stella Sothis-Sirio, da cui iniziava l’anno civile egizio. Proprio in quei giorni aveva inizio l’inondazione del Nilo che, dopo la grande secca, riportava la vita alla vegetazione, agli animali e alla popolazione. La benefica acqua dell’inondazione, ricca di limo, era assimilata al dio Osiri. Il suo colore ferruginoso la faceva associare al sangue di Osiri e, per il suo colore, anche al vino di cui Osiri era considerato il dio24.
La vite e il vino richiamavano quindi l’idea di una rinascita25, di un rinnovamento, di un nuovo patto con Osiri26 e con Tefnut-Hathor che veniva celebrato con grandi feste a base di vino: il 20 del mese di Thot si festeggiava nel tempio di Dendera, e negli altri templi della dea Hathor27, la festa dell’ebbrezza28, una festa che avveniva all’inizio dell’inondazione annuale del Nilo per celebrare il mito della dea lontana, la feroce leonessa Tefnut-Hathor, che dalla Nubia ritornava in Egitto trasformandosi gradatamente in una dea pacifica ed amabile29. Gli scavi del tempio di Mut nel complesso di Karnak hanno rivelato che in una zona del tempio si celebrava la festa dell’ebbrezza per festeggiare il ritorno della dea lontana. la dea Tefnut.
Il miracolo della rinascita di Sennefer è compiuto; la sua rigenerazione e la sua sopravvivenza sono assicurate magicamente anche dal ciclo naturale della vendemmia e della pigiatura dell’uva e dell’inondazione annuale del Nilo.
Gilberto Modonesi
1) Fino a pochi anni fa le tombe erano frammiste alle case degli abitanti del villaggio. Il governo egiziano ha decretato l’abbattimento delle case e il trasferimento degli abitanti in altra sede.
2) Altri importanti incarichi di Sennefer: supervisore dei granai, dei campi e dei giardini di Amon.
3) Il tempio è attualmente sito sulla riva del lago Nasser, a sud di Aswan. La stele nel tempio ci informa che lo stesso Amenofi ha massacrato con la sua mazza 7 capi nemici, uno di loro è stato appeso a testa in giù sulle mura di Napata, gli altri 6 corpi dei capi ribelli sono stati appesi a testa in giù alle mura di Tebe: Brussinino, Amenofi II, Ananke, Torino 2009, pag. 298.: C. Vandersleyen, L’Egypte et la Vallée du Nil, Clio, Paris 1995, pag. 324.
4) Gli scavi del tempio e il suo restauro sono affidati alla missione comasca del Centro Egittologico Francesco Ballerini.
5) Per la sua notorietà la tomba sotterranea compare in numerose pubblicazioni a stampa. Qui segnaleremo solo: AGYPTEN. Gotter, Graber und die Kunst. Band II: Das Grab des Sennefer (Volwort Wilfried Seipel), Verlag Philipp von Zabern, Mainz 1989; Hodel-Hoenes, Vita e morte nell’Antico Egitto, San Paolo, Milano 1997, pagg. 87.
6) Questa è l’ipotesi di Carter, ai tempi della scoperta di questa tomba, confermata da M. Nelson e F. Hassanein, La tombe aux vignes, Fondation Kodak-Pathe, Paris 1984, pag. 14. Non è d’accordo con questa ipotesi Brussino, Amenofi II. L’epopea di un faraone guerriero, Ananke, Torino 2009, pag. 108.
7) Il Museo Egizio del Cairo espone un celebre gruppo statuario in cui compaiono Sennefer con la moglie Senetnay e la figlia Mutneferet. La figlia Muttuy compare nella tomba, mentre nell’anticamera della cripta è rappresentata Senetneferet, forse una sorella di Sennefer, ma più probabilmente il nome della moglie inteso come “sorella”.
8) Una tesi considera Merit come la prima moglie di Sennefer, defunta durante la decorazione della sala del sarcofago e quindi non più rappresentata nell’anticamera. Ma perché Merit non compare nella cappella (TT 96)? Noi preferiamo seguire l’ipotesi della Noblecourt e della Nelson: Merit identifica Senetnay-Isi come maga per rigenerare il suo sposo Sennefer.
9) Un tabernacolo ligneo rivestito sui quattro lati da una lastra d’oro decorata a sbalzo mostra Ankhsenamon, la sposa di Tutankhamon, indicata nei testi come Uret-Hekau, la Grande di Magia, che compie azioni simboliche attorno alla figura del re. Alcune di queste immagini sono analoghe a quelle dipinte nella sala del sarcofago di Sennefer. Tutte le scene di questo tabernacolo sono illustrate, analizzate e tradotte in un volume: Eaton-Krauss & Graefe, The Small Golden Shrine from the Tomb of Tutankhamun, Griffith Institute, Oxford 1985: gli aspetti che interessano in particolare le analogie con le scene di Sennefer e Merit sono discusse, con i pro e i contro, alle pagg. 33-35.
10) Brussino (2009, op. cit., pag. 108 e pagg. 206-209) ritiene che Merit fosse una moglie terrena di Sennefer, senza alcuna allusione ad aspetti magici e identificazioni con la dea Isi.
11) Il mito di Osiri ci è stato tramandato integralmente da Plutarco, nel I secolo a.C., nel De Iside et Osiride.
12) Il fiore di loto di notte sta immerso nell’acqua, ma emerge dall’acqua alla luce del mattino e quindi allude all’idea di una rinascita giornaliera.
13) Questa attribuzione si trova in Diodoro, Biblioteca Storica, 1, Mondadori, Milano 2004, pag. 153 e in Plutarco (op. cit.), cap. 35.
14) Senneferet può essere tradotto come “la sorella perfetta”. È noto che gli sposi erano anche chiamati “fratello” e “sorella”..
15) Noblecourt, Tutankhamon, Silvana Arte, Milano 1963, pag. 239. Il funerale di Sennefer ripete i riti ancestrali dei re arcaici del Basso Egitto.
16) Ricordiamo che il titolo originale del Libro dei Morti è “Libro dell’uscire al giorno”.
17) La suddivisione delle scene tra le grandi composizioni funerarie va considerata con una certa discrezionalità: i testi della tomba non sono, in parte, sufficientemente indicativi; inoltre, molte azioni rituali si ripetono nel Libro dei Morti, nel rituale della mummificazione e nel rituale dell’apertura della bocca.
18) M. C. Nelson (1984, op. cit.) afferma a pag. 61 che le frange sono in rapporto con la procreazione.
19) In questa tavola uno degli amuleti a forma di cuore della collana di Sennefer porta inscritto il nome di Alessandro, segno che la tomba era aperta e visitata già più di 2000 anni fa.
20) Alcune scene a sbalzo sul piccolo tabernacolo d’oro di Tutankhamon mostrano la regina Ankhsenamon che compie azioni analoghe a quelle di Merit. Qui basterà citarne due: la scena in cui Ankhsenamon, che agisce come Uret-Hekau, la Grande di Magia, agita il sistro e presenta al re la collana menat: la scena in cui Tutankhamon su uno sgabello pieghevole versa un liquido (profumo?) sulla mano della regina seduta ai suoi piedi. Questo gesto può avere anche il significato di “eiaculare, impregnare, generare”: nel geroglifico il verbo “versare” ha lo stesso valore omofono seti: Faulkner, A Concise Dictionary of Middle Egyptian, Griffith Institute, Oxford 1962, pagg, 252 e 253. Tutte le scene del piccolo tabernacolo d’oro di Tutankhamon si trovano in numerosi volumi. Uno per tutti: Edwards, Tutankhamon, la tomba e i tesori, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1980, figure delle pagg. 52-57.
21) Nelson (1984, op. cit.), pag. 61; Maruejol, L’amore al tempo dei faraoni, Gremese, Roma 2012, pag. 167109.
22) In questa scena i grappoli d’uva e i fiori di loto si alternano per rendere più pregnante la rigenerazione di cui essi sono simbolo.
23) L’uva strappata dalla vigna e calpestata evoca la morte e lo smembramento di Osiri. La trasformazione del mosto in vino è una metafora della rinascita di Osiri e di ogni defunto giustificato: Tefnin, Mereruka, Livet Publications, Paris 1997, pag. 16.
24) Il catalogo della mostra presentata ad Alba (Cn) nel 2014 comprende numerosi articoli di vari autori che considerano la vigna e il vino nell’antico Egitto in tutti i suoi aspetti: dalla coltivazione all’archeologia, ai significati religiosi e mistici: Il Vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere (a cura di S. Malgora), Ananke, Torino 2014. Si veda in particolare il contributo di Mu-chou Poo, pagg. 101-107.
25) Il papiro BM 10471, che mostra uno stagno da cui si sviluppa una vigna che cresce in direzione del viso di Osiri, è di straordinaria efficacia per affermare l’importanza del vino nella rigenerazione dei defunti.
26) Una festa del vino dedicata a Osiri, conosciuta come “festa wag”, era celebrata soprattutto ad Abido il giorno 18 del mese di Thot: la festa confermava l’identificazione dei defunti con Osiri e la benefica inondazione: Tosi: Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto, vol. I, Ananke, Torino 2004, pag. 156; sulla festa del vino di Hathor si veda anche Bleeker, Hathor and Thoth, Brill, Leiden 1973, pag. 91.
27) Cauville, Dendera. Les fetes d’Hathor, Peeters, Leuven-Paris-Sterling 2002: sulle feste dell’ebbrezza pagg. 50-59.
28) Bresciani, Il mito dell’Occhio del Sole, Paideia Editrice, Brescia 1992.
29) Bryan, Hatshepsut and Cultic Revelries in the New Kingdom, in Creativity and Innovation in the Reign of Hatshepsut, Ol.edu69, Chicago 2014, pagg. 93-123; Jasnow & Smith, As for Those Who have Called me Evil. Mut will call the Evil: Orgiastic Cultic Behaviour and its Critics in Ancient Egypt, in Enchoria 32, 2010/2011, pagg. 10-53.













