Premessa

Scrive il Traunecker che il ba corrisponde alla nozione di trasferimento di energia, alla facoltà …di agire da un mondo all’altro…. Esso si manifesta ai viventi secondo la specificità della divinità. Esso presenta la faccia visibile nel mondo sensibile dell’agire divino.
Il vento è il ba di Shu, la pioggia è il ba di Heh (lo spazio liquido), la notte è il ba di Kek (l’oscuro), l’acqua è il ba di Nun (l’oceano primordiale), ecc.1
Nei testi egizi l’ombra, rappresentata nelle decorazioni e nel geroglifico da un ventaglio (traslitterato shut), è molto spesso associata al ba. Queste associazioni sono più o meno numerose secondo il periodo e i testi religiosi in cui compaiono2.
Si può supporre che ba e ombra siano due facce di una stessa medaglia e che l’ombra si differenzi dal ba per indicare una divinità impegnata in un evento fisico a favore di qualcuno, di norma il faraone.

Il rito di sollevare il cielo

La religione egizia esprime l’eterno conflitto tra il caos (isefet) e l’ordine del creato (maat) stabilito in origine dal demiurgo. Uno dei rischi per l’umanità di questo contrasto è la possibilità che il cielo ricada sulla terra impedendo al dio Ra, il sole, di percorrere il suo ciclo quotidiano. Il rito veniva celebrato in ogni tempio egizio dal sovrano in nome della divinità principale del tempio. Il sovrano era assistito dal dio dell’aria Shu che appariva come simbolo nella forma di un ventaglio.

Fig. 1 – Nel tempio di Karnak i rilievi di un quadro mostrano Ramesse II che compie il rito di sollevare/sostenere il cielo. Ai suoi lati due ventagli innestati su aste simboleggiano il dio Shu, l’aria che sta tra cielo e terra. – Foto dell’autore.

La figura 1 offre un evidente esempio di una particolare attività del ba del dio Shu. La figura mostra Ramesse II mentre compie il rito di sollevare il cielo con le due braccia ben divaricate davanti al dio Onuris-Shu. Ai lati di Ramesse sono evidenti le immagini di due ventagli montati su aste. I due ventagli rappresentano l’ombra del dio Shu, vale a dire l’aria che si frappone tra la terra e il cielo3.

Fig. 2 – Un’altra versione del rito di sollevare il cielo è presente nel tempio di Dendera. Un sovrano tolemaico compie il rito davanti al dio Ra-Harakhte. Anche in questo caso due ventagli, simbolo di Shu, sono di supporto al sovrano. Figura tratta dalla pubblicazione del tempio di Dendera del Daumas, 1987, tomo IX, vol. II, pl. MCCCXLVII

Una immagine simile è presente nel tempio di Dendera: il faraone compie il rito davanti a Ra-Harakhte con il supporto di due ventagli, l’ombra del dio Shu.
L’immagine usata per rappresentare il rito nel tempio di File è più curiosa perché due piccoli ventagli sono posti direttamente nelle palme delle mani del sovrano, identificato in tale modo come il dio Shu.

Fig. 3 – Nel tempio di File è Tolomeo XII che compie il rito di sollevare il cielo davanti al dio Ptah. In questa rappresentazione i due ventagli sono stati posti direttamente nel palmo delle mani di Tolomeo, identificato in tal modo con il dio Shu. La figura è tratta dal volume Den Himmel Stuzen del Kurth, 1975, pag. 78.

Questa identificazione è stata confermata di recente4.
I riti rendono vive e umanizzano le colonne dei templi che sostengono il cielo, tanto che le loro differenti parti sono designate con nomi riferiti al corpo umano. Il sovrano si identifica con ogni colonna assumendo in sé anche il ruolo della divinità che all’origine della creazione ha separato il cielo dalla terra. Poiché nel mito questo ruolo compete al dio Shu, nel rito del sollevare il cielo il faraone si identifica a Shu. Nel rito di sollevare il cielo i ventagli sono la documentazione grafica dell’incorporazione di Shu nel faraone.
Numerose decorazioni di tombe, sarcofagi e papiri mostrano il dio Shu che separa la coppia Geb/terra-Nut/cielo fornendo la rappresentazione del mito da cui si esplicita il rito5.

Fig. 4 – Il dio Shu separa il dio della terra Geb dalla dea del cielo Nut per consentire l’inizio della vita. La scena è dipinta sul sarcofago di Khonsumes, III Periodo Intermedio (© Museo Egizio di Torino).

Nel tempio di Hibis, nell’oasi di Kharga, è il dio Ptah che, nel suo ruolo di demiurgo, compie il rito di sollevare il cielo davanti a Shu e Tefnut6, rappresentati come uccelli-ba, e dietro di loro Amon e Thot.

Fig. 5 – Il dio Ptah accosciato compie il rito di sollevare il cielo in presenza degli dei Shu e Tefnut nella forma di uccelli posati su un pilastro djed e dietro di loro il dio Amon e Thot. La scena è ripresa dal volume N.de Garis Davies, The Temple of Hibis in El-Kharga Oasis, 1953, Part III, Pl. V, registro 5.

Su alcune casse funerarie del Nuovo Regno, al livello della spalla e delle gambe, è presente l’immagine del dio Thot che impugna un’asta sulla cui sommità si trova il segno geroglifico del cielo7. Un notevole esempio di questa immagine è visibile sul sarcofago dorato di Tuya (XVIII dinastia).

Fig. 6 – La grande cassa funebre di Tuya mostra ai suoi lati estremi le figure del dio Thot che sostiene un’asta su cui figura l’immagine geroglifica del cielo. La cassa di Tuya è esposta nel Museo Egizio del Cairo, La foto della cassa è ripresa dal volume Tutankhamon, The Golden Beyond, Bales 2004, fig. 77, pag. 112.

Alcune immagini di questo tipo sono esposte nel volume di Ikram & Dodson dedicato ai corredi funerari8. Anche le nere casse di Kha e Merit, nel Museo Egizio di Torino, mostrano l’immagine dorata di Thot9 che impugna un’asta sulla cui sommità c’è il segno geroglifico del cielo10.

Il significato di queste immagini di Thot sulle casse funerarie è chiaramente espresso dalla formula 161 del Libro dei Morti: il dio deve perforare il cielo per lasciare entrare i venti provenienti dai quattro punti cardinali e con loro gli dei Osiri, Ra, Isi e Nefti. È un’operazione indispensabile per consentire al defunto di respirare.

Fig. 7 – Anche la nera cassa funebre di Kha reca alle due estremità le figure dorate del dio Thot con un’asta su cui c’è il segno geroglifico del cielo. La cassa funebre di Kha si trova nel Museo Egizio di Torino – Foto dell’autore.
Fig. 8 – La vignetta del Libro dei Morti che illustra il cap. 161 mostra la figura del dio Thot che si accinge ad aprire le porte del cielo per fare entrare dai 4 punti cardinali i venti che consentiranno al defunto di respirare. La vignetta è tratta dal volume di R.O. Faulkner, The Book of the Dead, British Museum Press, 1985, pag. 159.

Il rito di sollevare il cielo è compiuto dal faraone con le braccia ben divaricate e con l’ausilio di due ventagli. Il segno geroglifico del cielo è tendenzialmente lungo: un testo di epoca tolemaica, proveniente dal tempio di Horus a Edfu, ci informa sul significato di questa iconografia. I due ventagli, posti alle estremità del segno del cielo, rappresentano i limiti del mondo11.

Gilberto Modonesi


1) C. Traunecker, Gli dei dell’Egitto. Xenia, 1994, pag. 40.
2) R. Riskalla, Shadows in the Hidden Chamber. A Study of the Sw.t in Funerary Texts and Art of Ancient Egypt, Sydney 2018. Il testo dà evidenza alle associazioni tra ba e shut dall’Antico al Nuovo Regno.
3) La figura di Ramesse II che solleva il cielo è visibile sul muro esterno di recinzione intorno all’akh-menu del tempio di Karnak.
4) M. Erroux-Morfin, Supports Vivants de Temples, 2005; von Bomhard, The Naos of the Decades, 2008, pagg.229-230; von Bomhard, The Naos of the Decades, 2’11, pagg. 107-136: si vedano in particolare le pagine 135-136 in cui si afferma che nel corso del rituale di sollevare il cielo i re prendono il posto di Shu perché ogni nuova investitura è una nova creazione del mondo.
5) Il mito racconta che il dio della terra Geb e la dea del cielo Nut erano talmente invaghiti l’uno dell’altra da rimanere uniti in un rapporto amoroso senza fine. Il loro padre Shu si interpose a forza tra i due e li separò per consentire che iniziasse la vita sulla terra e che il sole potesse compiere il suo percorso quotidiano nel cielo.
6) N. de Garis Davies, The Temple of Hibis in El-Kharga Oasie,1953, Part III, tav. V.
7) Tutankhamon. The Golden Beyond, 2004, fig. 77, pag. 112.
8) Ikram & Doson, The Mummy in Ancient Egypt, 1993, esempio nella fig. 380 a pag. 268.
9) A. Egberts, In quest of Mening, 1995, pagg. 138 e 142, e pag. 192.
10) A. Donadoni Roveri, Il Museo Egizio di Torino. Le credenze religiose, 1988, pag.159.
11) Per chi volesse conoscere tutta la liturgia del rito di sollevare il cielo segnalo il volume di S. Sauneron, Les fetes religieueses d’Esna aux derniers siècle du paganisme, BIFAO 1962. La festa si svolgeva il I Phamenoth e al termine confluiva nel rito del tornio, un rito specifico del dio Khnum. Il testo presenta la traduzione degli inni, delle litanie, ecc., pag. 71 e seguenti.

Advertisement
Articolo precedenteFano: identificata la Basilica di Vitruvio
Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here